Specificità trascurate: il tegumento del CC e considerazioni di varia natura (Parte prima)

 

Premessa

 

Chiusura mascellare, parallelismo degli assi cranio facciali, quadratura del muso, rapporti cranio-muso….. : la diatriba tra cinofili, allevatori e appassionati del Cane Corso continua ancora ad incentrarsi quasi esclusivamente su aspetti particolari ricorrendo anche ad assunti che, pur quando non erronei, per il loro settorialismo rischiano di essere fuorvianti, nonché di scarsa influenza, ai fini di una visione olistica1 del Cane.

Questa contesa, condotta a colpi di “millimetri” o di “gradi sessagesimali” si avvale anche, e non di rado, di motivazioni a supporto di questa o di quella tesi che, allorquando non pretestuosi, ad un attento esame si dimostrano del tutto privi di fondamento o di reale significatività. Così, e a solo titolo di esempio, per avvalorare l’efficacia di particolari funzionalità del cane si è finanche ricorso a comparazioni con modelli fisici teorici, validi in un sistema meccanico ma del tutto inapplicabili (o al più ininfluenti) ad una realtà biologica le cui attitudini nel rispondere a specifiche esigenze risultano solo dalla reciproca interazione di tutti gli elementi che la compongono (fra cui - non ci stancheremo mai di ripeterlo – particolare rilevanza assumono le doti caratteriali)2 .

 

Noi siamo sempre più fermamente convinti che una corretta analisi di un Cane il cui ricordo si perde nei secoli non può che procedere attraverso lo studio della storia dell’ecosistema e del contesto socioeconomico in cui è vissuto3 . In particolare, riteniamo che solo attraverso un’attenta disamina della storia di una razza si riesce a comprendere il motivo di una particolare struttura o costruzione e di un determinato carattere. Il Nostro, è nato come cane da guerra, da caccia, da guardia e da difesa e tali impieghi ne hanno plasmato forme e carattere in aderenza al principio biologico secondo il quale è la funzione che determina il “Tipo”.

Recupero per noi significa “riprendere, restaurare4 e conservare” quanto ancora non è stato inquinato da intenzionali meticciamenti o da forzature cinometriche ininfluenti alle funzionalità e ingabbiate in rigidi vincoli, il cui unico scopo sembra essere solo quello di alimentare la richiesta di un mercato educato, per “logiche di business”, all’effimero e volubile estetismo5 .

 

Forti di dette convinzioni e in ostinata opposizione a chi millanta6 per CC un tipo di cane che non è mai esistito giustificando con motivazioni artatamente posticce quanto di meglio non è riuscito a selezionare, noi continuiamo a presentarvi il “Corso” così come abbiamo appreso dallo studio della sua storia, così come la nostra Gente ce lo ha descritto e fatto conoscere e così come noi stessi da Essa abbiamo imparato ad amare e preservare.

 

 

Una specificità spesso trascurata : il tegumento

 

Ad alcune caratteristiche irrinunciabili per il Cane Corso raramente è data la giusta considerazione. Fra queste, oltre al carattere (di cui lo standard è estremamente generico e di cui parleremo approfonditamente in un prossimo numero de “I Quaderni del CC”) particolare rilevanza assumono pelle, peli e colorazioni del manto. Nella nostra descrizione a volte usciremo solo apparentemente “fuori tema” per cogliere l’opportunità di arricchire la trattazione con spunti di riflessione di più ampia natura.

 

Pelle, peli, unghie, ghiandole, costituiscono gli elementi di massima7 dell’apparato tegumentario del cane il cui scopo primario è di protezione da agenti esterni di vario tipo e la cui specifica e particolare struttura è dovuta - laddove ci si riferisca ad una stessa omogeneità genetica8 - all’adattamento ambientale (biologico, meteo, geografico, di impiego, ecc.) di cui, nel tempo, si è fatta carico “Madre Natura”. Oltre che a svolgere una funzione protettiva, essendo parte in causa in alcuni processi vitali dell’organismo, il tegumento coopera al benessere dell’animale (funzionalità quali, ad esempio, la termoregolazione, la secrezione, l’impermeabilità ecc., sono essenziali all’organismo) e concorre ad esprimere anche “visivamente” il suo stato di salute generale.

 

Nei cani, lo spessore della pelle – maggiore nelle parti superiori del corpo – pur variando – secondo alcuni studiosi – fra 1 e 6 millimetri, non ha valori numerici di riferimento specifici per le varie razze.

Così, pur restando nei limiti di misura suddetti, si usa parlare in termini di pelle “sottile, relativamente sottile, relativamente spessa oppure spessa”.

Altri elementi identificativi della pelle sono la sua elasticità e la sua aderenza al tessuto sottocutaneo9.

 

Nel Cane Corso la pelle è relativamente spessa, elastica e moderatamente aderente al tessuto sottocutaneo a meno che, ovviamente, per la parte inferiore del collo.

Queste peculiarità gli consentono una solida resistenza ai colpi che gli sono inferti dai suoi avversari ed una più facile guarigione dai traumi a cui è inevitabilmente soggetto. La costituzione della pelle era sottoposta ad attenta valutazione nella scelta di un Cane Corso che era adibito a mansioni che, gioco forza, sempre lo esponevano a detti rischi. Si usava tirarla con le mani a livello del collo, del garrese e del costato (parti particolarmente privilegiate dai suoi nemici negli attacchi che gli sferravano) e, distaccandola così dal corpo, la si palpava e se ne valutavano le caratteristiche. Nella dinamica dello scontro fisico, lo spessore della pelle rappresenta un ostacolo di resistenza ai morsi, la non aderenza ai tessuti sottostanti crea uno svantaggio nell’attaccante ad affondare i suoi canini in parti vitali e l’elasticità contribuisce in misura considerevole alla rimarginazione delle ferite di superficie.

Nella caccia al tasso e all’istrice, nelle contese per la conquista di una femmina o del posto dominante nel branco, in tutti quegli accidenti a cui era esposto per via di un habitat non sempre ben accogliente, le suddette specificità costituivano un pregio irrinunciabile10 .

In quelle zone del Sud in cui è ancora considerato un ausiliare dell’uomo e non un mezzo di vanagloriosa ostentazione in esposizioni cinofile, “Pellicciatore” è l’attributo aggiuntivo per denotare il Cane Corso sempre deciso e capace di incassare le offese degli avversari con pervicace resistenza al dolore. “La pelle del Cane Pellicciatore è sempre bucata”, recita un antico detto popolare.

 

 

Dell’apparato tegumentario fanno parte anche i peli11 che, eccezion fatta per alcune razze africane, messicane e cinesi (“cani nudi”), ricoprono la gran parte della superficie del corpo del cane costituendone “il mantello”. Sulla sua conformazione (tessitura, durezza e lunghezza dei peli, loro distribuzione, presenza e consistenza del sottopelo12 , lucentezza, colore, …) influiscono fattori ambientali – quali la temperatura, la luce, l’aerazione, la pulizia, ecc. – , fisiologici, di salute, nutrizionali e meccanici.

 

Il Corso è un cane Rustico13 che ha sviluppato un mantello particolarmente adattivo all’ambiente climatico estremamente variabile in cui da sempre è vissuto: dal caldo torrido del Tavoliere Pugliese al freddo dell’Appennino Abruzzese-Molisano-Campano.

Il suo pelo è duro e molto denso, lucido14 , aderente al corpo e a tessitura vitrea (per similitudine, è detto “pelo di vacca”). Nonostante lo si definisca a “pelo corto” è da rilevare che la lunghezza del pelo non è inferiore ai 2 cm.; in particolare, lungo il dorso, i fianchi e la coda raggiunge e supera (anche se di poco) i 3 cm. specie nei soggetti appartenenti a ceppi razziali tradizionalmente impiegati in zone climatiche particolarmente rigide. Il sottopelo, che si accentua d’inverno, è molto fitto, morbido ma non lanuginoso, e pronunciato in lunghezza (che in ogni caso non supera quella del pelo principale).

Queste caratteristiche, unitamente a quelle già viste per la pelle, essendo fortemente essenziali al benessere del cane nel contesto ambientale in cui ha dovuto sempre operare, sono talmente distintive e qualificanti per il Corso da assumere alte priorità fra i parametri valutativi che lo riguardano.

 

 

Purtroppo, però, non sempre (se non quasi mai) questa logica è applicata in ambito espositivo: quante volte vi è capitato di vedere un giudice soffermarsi sulla struttura della pelle e del pelo di un Cane Corso? Sarebbe più facile incontrarne centouno che, armati di nonio, compasso e nastro millimetrato, cercano di far quadrare il cerchio fra la convergenza degli assi longitudinali cranio facciali, la quadratura del muso, il rapporto larghezza del cranio/lunghezza della testa, ecc. ecc., che vederne uno solo analizzare, con il solo ausilio della sensibilità delle dita, la consistenza della pelle e la struttura del pelo e del sottopelo!

Lo standard, d’altra parte, mentre è rigidamente prescrittivo per alcuni parametri (e tolleranze) prettamente morfologici, è estremamente general-generico riguardo a ciò che è più strettamente correlato al benessere, al comportamento ed al carattere del nostro Cane. Ci chiediamo, a questo punto, se le odierne esposizioni cinofile conservino ancora l’originario scopo zootecnico di migliorare la razza puntando alla salute, al carattere ed alla funzionalità, o se, invece, non siano diventate altro che momenti di promozione commerciale15 .

 

 

 

La colorazione del manto è trattata nella

2^ Parte

 

Note

 

1olismo: teoria biologica che sottolinea l’importanza dell’organismo in quanto totalità, attribuendogli maggior valore di compiutezza e di perfezione rispetto alla somma delle parti in cui è suddiviso (Devoto-Oli)

 

2 Ad esempio, partendo dal corretto assunto che “nell’apparato masticatore del cane si riscontra una leva di terzo genere”, è stato affermato che “il leggero prognatismo del cane corso è stato cercato, voluto e per quanto possibile mantenuto”, portandone a motivazione anche il fatto che “il leggero prognatismo porta ad una curvatura della mandibola e a un raccorciamento del muso con il conseguente avvicinamento della resistenza (oggetto da stringere fra i denti) alla potenza (muscoli masseteri temporali), con evidenti vantaggi nella forza di presa”.

- Premesso che ci si riferisce a un prognatismo di max 0,5 cm:

a) pur volendo rimanere, e solo a livello puramente teorico, al modello della leva di 3° genere, considerando le misure “idealizzate” nel CC per il Braccio della Potenza e per il Braccio della Resistenza, applicando la Legge di Equilibrio (PxBp=RxBr) …“l’evidente vantaggio nella forza di presa” risulta essere …. solo di circa …. il 2% e pertanto trascurabile !

b) credere che il tradizionale utilizzatore del CC (massaro, agricoltore, mandriano, macellaio, proprietario terriero o cacciatore che fosse) abbia rilevato, seppure in modo empirico, un così (sic!) “….evidente vantaggio” ed abbia di conseguenza ….“cercato, voluto e mantenuto” il leggero prognatismo sarebbe credibile al pari di una sua (cioè del massaro, del mandriano, ecc.) valutazione del cane basata, ad esempio, sul rispetto del rapporto di 3,6/10 fra la lunghezza totale della testa e l’altezza al garrese oppure del rapporto di 3,4/10 fra la lunghezza del muso e la lunghezza totale della testa! Ben altri fattori venivano portati a giudizio nella scelta del “cane utile” e fra questi, quelli relativi a specificità cinometriche erano considerati irrilevanti al confronto di quelle doti che più di tutto concorrevano, e concorrono, a plasmare il comportamento atteso. E così, tanto per rimanere alla chiusura mascellare, la sua efficacia non veniva certamente attribuita a qualche millimetro in più o in meno ma veniva semplicemente e saggiamente rilevata come la risultante di altre caratteristiche del cane ben più significative e determinanti: tenacia, resistenza, tolleranza al dolore, determinazione, …. motivazione, ecc. . Che poi si cercasse di escludere dalla riproduzione i soggetti affetti da prognatismo, non era da attribuire al fatto che, in assoluto, si ritenesse l’efficacia della presa ridotta da tale caratteristica (in presenza di più marcate qualità del tipo anzidetto poteva anche essere il contrario!): il prognatismo, in barba a quanto, ignorando, si afferma dicendo che “era cercato, voluto e mantenuto”, era evitato semplicemente perché il mandriano o il massaro che fosse, fin da sempre ha saputo benissimo ciò che alcuni soloni dei giorni nostri non hanno ancora capito o fingono di non capire: il prognatismo è un difetto degenerativo. E questo è fuor di dubbio, come fior di eminenti animalisti, etologi e cinofili ci hanno sempre detto e motivato! Se mai ce ne fosse ancora bisogno, vogliamo riportare un ulteriore punto di vista: quello espresso dal dott. A. Manetti nel trattato “Il Cane; A. Vallardi ed.” quando parla del Bull-Dog inglese: “Esso, come tutti i bull-dogs si è originato da una coppia di soggetti che per anomalia congenita hanno il prognatismo della mascella, fenomeno comune anche ad altre specie animali. L’uomo si è servito di questi casi teratologici per creare queste razze che hanno tutto l’aspetto di cani feroci. Poi, l’anomalia è divenuta ereditaria e si è conservata con costanza in tutti i discendenti”. Da parte nostra non possiamo non esprimere il parere secondo cui quando le malformazioni biologiche vengono fatte assurgere a dignità di pregio, quantomeno si è commesso un atto contro natura. Riprendendo il concetto espresso dal dott. Manetti, è bene precisare che, parlando dei bull-dogs, ci si riferisce a quei molossoidi da sempre utilizzati nei combattimenti contro i tori come loro funzione principale. Essi discendono dal Molosso Romano diffuso dall’antica Roma in tutte le regioni conquistate. Il Molosso Romano, infatti, era un cane funzionalmente completo che veniva utilizzato in battaglia, per la guardia, la difesa e la caccia nonché nei combattimenti contro belve e gladiatori che si svolgevano negli anfiteatri romani durante i “ludi gladiatori”. Alle cacce (venationes) taurine in particolare, era destinato il Theatrum Tauri. A Roma le giostre taurine ripresero in ere successive alla caduta dell’Impero come ci testimoniano anche il Belli, in un sonetto del 25 novembre 1831 (la giostra a Gorèa) “Che accidente de toro! D’otto cani a cinque j’ha ccacciato le budella, e ll’antri l’ha schizzati un mìjo lontani”, il Pinelli nelle sue incisioni, e secondo quanto si legge in una locandina del settembre 1819 in cui si mette in palio un premio “per quel cane che, da solo a solo orecchiandolo, lo terrà intieramente fermo” (M. Verdone: Feste e spettacoli a Roma). Il Molosso Romano, nelle terre conquistate dalle Legioni Romane di cui era al seguito dette origine a cani che vennero utilizzati per la medesima funzione: in Spagna originò il Perro da presa spagnolo e in Francia il Dogue de Bordeaux; utilizzando la stessa dizione anglosassone riferita all’impiego, a questi cani fu dato il generico appellativo rispettivamente di “bull-dog spagnolo e di bull-dog francese”. La creazione della razza Bull-dog inglese risale invece al 1155 ed è il risultato di un incrocio fra un mastino e un “bull-dog spagnolo”, entrambi affetti da forte prognatismo; questa scelta fu voluta al solo scopo di soddisfare all’esigenza di esaltare la spettacolarità del combattimento unendo all’indole naturalmente aggressiva di tali cani un aspetto espressivo denotato da forti accenti morfologici di ferocia: si ritenne che tale “look” potesse essere molto ben espresso dal prognatismo e dall’occhio rotondo. Cosi, a seguito di questo errore selettivo da parte degli inglesi, nel tempo l’anomalia si è “fissata nella razza”!

 

3Questa strada, allorquando durante la primissima fase del recupero della razza gli elementi di disaccordo erano per lo più riconducibili ad una non sempre condivisa visione del Cane Originario, fu solo “imboccata” - perchè l’iter la imponeva come tappa obbligatoria per il riconoscimento - per poi essere abbandonata allorché ci si rese conto che il “prodotto” - al di là di ogni più rosea aspettativa - cominciava a “rendere fin da subito” e che, fra l’altro, conquistava quella nicchia di mercato resa disponibile dal declino del Mastino Napoletano (altra faccia della stessa medaglia “Molosso Italiano”) reso ormai irriconoscibile nella morfologia, nella salute e nel carattere dalla perversa logica della moderna competizione espositiva ormai priva, in ambito canino, di ogni contenuto zootecnico.

 

4nel senso di reintegrare quanto compromesso o deteriorato e di assicurarne la conservazione

 

5Il concetto di bellezza in Cinognostica

● In Cinognostica, un soggetto è tanto più “bello” quanto più la sua morfologia e il suo carattere lo rendono adatto alla funzione che il soggetto stesso deve svolgere; in altri termini, il concetto di bellezza è strettamente legato alla funzione e, pertanto, in zootecnia è stato sempre tenuto in alta considerazione.

● La bellezza risulta da tutti i pregi riscontrabili in un animale.

● In Cinognostica si identificano 4 forme di bellezza: Psichica, di Adattamento (o utilitaristica), Armonica e Convenzionale (o estetica);

Psichica: considerandone il carattere, stabilisce “l’optimum” di equilibrio dell’animale stesso. E’ fondamentale per qualsiasi animale.

 

di Adattamento: rappresenta l’armonia fra forme esteriori e funzione; è pertanto indispensabile (o utilitaristica) per lo svolgimento di una funzione;

 

Armonica: consiste nell’equilibrio delle proporzioni. E’ molto importante e ricercata. Più che nei particolari, la bellezza va ricercata nell’armonia di tutta la conformazione dell’animale. L’armonia è richiesta per tutte le razze canine e le possibili disarmonie costituiscono difetto anche grave. Ciò nonostante, esistono razze in cui la disarmonia di formato è espressamente voluta dallo standard; esempi classici riguardano il Bassotto, il Bulldog Inglese, diversi Terrier, ecc. ecc. . E’ da sottolineare, inoltre, che molti standard di razza accentuano la disarmonia dei profili, come ad esempio avviene nel caso del Boxer.

 

Convenzionale: è quella richiesta dalle tendenza della moda del momento. Specie oggi, su di  essa hanno forti impatti i messaggi pubblicitari di prodotti di consumo che utilizzano immagini accattivanti di animali, i films, i mass-media, ecc. .

 

Mentre la “bellezza” esprime, secondo la predetta classificazione, i pregi di un particolare soggetto, il “Tipo” caratterizza le specificità proprie di una particolare razza. Esso non rappresenta solo l’insieme delle caratteristiche morfologiche di una razza ma comprende in sé anche le qualità “psichiche”, vale a dire quelle qualità indispensabili all’ottimale assolvimento di una funzione.

Secondo tale concetto, il rilevare che un cane è “in Tipo” ci fa immediatamente capire che ci troviamo al cospetto di un soggetto che non solo possiede – in quanto appropriatamente costruito - le potenzialità fisiche adatte ad una funzione, ma che, “incarnando lo spirito della razza”, è anche - e soprattutto - in grado di tradurre dette potenzialità in prestazioni ottimali.

Non seguire questi principi – che dovrebbero sempre accompagnare il lavoro di un cosciente allevatore e di un buon giudice – vuol dire rassegnarsi gioco forza alla decadenza di una razza ed alla sua sostituzione con un’altra più adatta allo scopo.

Per la razza “Cane Corso” il processo di decadenza è accelerato dagli effetti indotti dai concorsi di bellezza sulle strategie di selezione che vengono adottate dagli allevatori; in detti concorsi il CC è giudicato solo in base alla sua rispondenza alle caratteristiche morfologiche descritte dallo standard. Ben raramente chi giudica valuta l’adeguatezza delle caratteristiche del cane alla funzione propria della razza e così si disattende il postulato “Funzione  Tipo” incentivando scelte selettive basate su criteri morfologici fini a se stessi e avulsi dallo scopo per cui “la razza è nata ed è esistita”. (I concorsi bi bellezza nel pensiero di un Maestro della cinofilia)

 

6nel senso di vantare verbosamente anche senza alcun fondamento

 

7l’intero tessuto di rivestimento, invero molto complesso, non è oggetto di questa trattazione

 

8intenzionalmente, non abbiamo usato il termine “razza” per non creare confusione con la sua accezione “moderna”

 

9due esempi limite relativi a spessore, elasticità e aderenza della pelle al tessuto sottocutaneo, possono essere rappresentati dal Levriero e dal Mastino Napoletano visto nella sua “attuale versione espositiva”. Nel primo, la pelle sottilissima e molto aderente fa chiaramente trasparire il “cesello” della scultura ossea e vasale sottocutanea. Nel secondo, ci si trova di fronte a un linfatismo ormai patologico caratterizzato da una flaccidità esasperata a tal punto da compromettere anche il corretto espletamento di alcune elementari funzioni organiche. Mentre per il Levriero ci è chiara l’influenza funzionale assunta dal suo “cesello” nel rincorrere la volpe o la lepre durante le battute di caccia di un tempo (oppure nell’arrabattarsi dietro a un loro simulacro nei moderni cinodromi), non riusciamo ancora a comprendere le motivazioni che hanno portato a tale degenerazione morfo-funzionale una delle due espressioni del Molosso Italiano. Per un attimo ci verrebbe da pensare al concetto cinognostico di “bellezza convenzionale” ma, forse perché privi di quel decadente gusto estetico che oggi va tanto di moda per questa razza, escludiamo anche questa ipotesi!

 

10In Zoognostica, si parla di “pregio” allorquando una regione del corpo si confà perfettamente ad una richiesta funzione. Il viceversa vale per il “difetto”. Difetti e pregi possono essere di tipo relativo (cioè specifici di particolari razze) oppure di tipo assoluto (cioè validi per tutte le razze). Ad esempio, la pelle estremamente sottile e aderente al corpo costituisce un “pregio” per il Levriero ed un “difetto” per il Cane Corso (Molosso). L’enognatismo e il prognatismo sono, invece, difetti assoluti (peraltro, costituiscono un grave difetto …anche nell’uomo!).

 

11Il pelo è una formazione filiforme di sostanza cornea impiantata in un particolare “alloggio” cutaneo (follicolo pilifero) e inclinata rispetto alla superficie cutanea stessa; il loro insieme costituisce il rivestimento di copertura primario visibile allo sguardo. Nel follicolo, oltre ad inserirsi i muscoli erettori

– per la cui contrazione i peli possono sollevarsi, rivelando nel cane uno stato di particolare eccitazione

– trovano sbocco le ghiandole sebacee che producono il “sebo”, una sostanza untuosa e impermeabilizzante (formata da grassi, paraffine e da altri composti) che, oltre ad avere una funzione molto protettiva, determina anche la lucentezza del pelo.

In relazione alla sua lunghezza, zoognosticamente il pelo lo si classifica in “lungo” (oltre i 5 cm.), “semilungo” (dai 2 cm. circa ai 5 cm.) e “corto”. Nel lessico comune, un cane a pelo corto contraddistinto da una spiccata aderenza del pelo alla pelle, lo si chiama “a pelo raso” (come ad esempio avviene per il Boxer, che dal suo standard è classificato a “pelo corto”).

La tessitura, che dipende dalla struttura cellulare del pelo e dalla sua composizione chimica – costituita principalmente dalla cheratina il cui contenuto più o meno marcato di zolfo ne determina la durezza – è generalmente classificata in: “vitrea” (consistente ma non rigida), “semivitrea”, “setolosa”, “semisetolosa”, “setacea”, “morbida” e “lanosa”.

 

12Dallo stesso “alloggiamento del pelo principale” (a volte detto “gemma”) si dipartono “ gruppi”di peli secondari più corti, in una quantità numerica per ciascun gruppo che varia da un minimo di 5 a un massimo di 15-18, in base alla razza ed anche alla regione del corpo; sul profilo superiore del dorso e sulle facce laterali del corpo ogni gruppo è relativamente più numeroso. Anche la loro lunghezza e durezza varia a partire da una consistenza minima assimilabile quasi alla lanugine (molto corta rispetto al pelo principale ed estremamente morbida). Il mantello del cane è pertanto costituito da peli di copertura e dal sottopelo, secondo una configurazione strutturale tale da garantire l’efficacia della funzione di termoregolazione agli eventi climatici propri dell’habitat in cui il cane vive. In particolare, è “il vestito costituito dal sottopelo” che, in primis, garantisce questa funzione: tant’è vero che è particolarmente folto e impermeabile nei cani di razza nordica, si riduce notevolmente durante la muta primaverile e si infoltisce nuovamente in autunno. Tra parentesi, e solo per fornire un altro elemento, anche la dimensione della sezione centrale del pelo costituita dal “midollo”, concorre alla termoregolazione poiché è l’aria presente nelle bolle intercellulari che lo compongono a fornire una sorta di isolamento termico; ed è questa la ragione per cui negli animali il suo spessore può raggiungere il 50% di quello del pelo.

 

13“Rustico”, nella nostra accezione, identifica nel Cane Corso la prevalenza di quei caratteri che concorrono più degli altri all’eccellenza della “bellezza funzionale” anche a scapito di quelli “convenzionali” così tanto premiati in ambito espositivo.

In modo molto sintetico, e certamente non esaustivo, elenchiamo alcuni di tali caratteri che, giocoforza, non possono che discendere da una particolare struttura plasmata nei secoli dall’impiego funzionale:

- Grande resistenza fisica al lavoro anche in contesti ambientali particolarmente critici;

- Elevata adattabilità a un habitat a volte ostile (ad esempio, la presenza del sottopelo e una pelle spessa e consistente gli permettono di vivere agevolmente in ogni condizione climatica e di essere resistente a ciò che può procurargli ferite);

- Alta assimilazione alimentare (il Corso rustico, pur essendo ovviamente ….. ghiotto, si adatta facilmente alla frugalità ed è in grado di “valorizzare” al massimo le quantità di cibo);

- Tolleranza alle malattie (ha un fisico eccezionale e reagisce in modo naturale alle patologie non gravi);

- Equilibrio caratteriale che, specie in situazioni conflittuali, si esprime attraverso una reazione adeguata all’evento;

- Intelligenza adattiva e intelligenza istintiva (applicata in un contesto di tipo rurale) prevalenti rispetto all’intelligenza ubbiditiva . [dove, secondo lo psicologo americano Stanley Coren: l’intelligenza adattiva riguarda l’abilità del cane a superare in modo autonomo circostanze e problemi nuovi elaborando comportamenti adatti alla situazione, l’intelligenza istintiva comprende capacità e comportamenti che fanno parte del patrimonio genetico del cane (ad es. il riporto nel Labrador Retriever e la protezione del gregge per il Mastino Abruzzese) e l’intelligenza ubbiditiva è inerente alla prontezza nell’apprendere e nell’attuare i comandi].

- Eterogeneità fisionomica collegabile ad una giusta variabilità genetica interna alla razza, derivata da ceppi originari a volte specializzati dal punto di vista di impiego funzionale ma sempre altamente rappresentativi della morfologia tradizionale del Cane Corso;

- ……… (A proposito dell’eterogeneità”, pubblicheremo uno studio specifico)

 

14A proposito, avete notato in expo quanta cura è posta alla toelettatura (!!!!) del CC e quanto uso e abuso è fatto di spray?

 

15Relativamente alla salute, oggi i riflettori sono puntati esclusivamente sulle displasie, quasi che fosse il più invalidante ed unico male di cui soffre il nostro cane; così com’è certo il giro di affari che ruota intorno a lastrature, certificazioni (che lasciano il tempo che trovano!), gestione elettronica dei dati (???), ecc. ecc., altrettanto certo è che, disgraziatamente, altre e non meno gravi malattie assillano i “novelli Cani Corso”. Malattie che sono la “logica e fisiologica” conseguenza di selezioni effettuate in strettissima consanguineità alla ricerca di un’esasperata uniformità morfologica fine solo ….. “a che cosa ????”. A questa gente vogliamo solo ricordare l’Articolo 5 (Riproduzione) della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia : “Qualsiasi persona la quale selezioni animali da compagnia per riproduzione, deve tenere conto delle caratteristiche anatomiche, fisiologiche e comportamentali che sono di natura tale da mettere a repentaglio la salute ed il benessere della progenie o dell’animale femmina” (Strasburgo, 13 novembre 1987).

 

 

 

 

 

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