Criteri di selezione :

osservazioni elementari e principi di base

 

L’inizio dell’addomesticamento del cane  - il primo mammifero ad essere addomesticato e selezionato ed il più antico alleato dell’uomo - avvenne contemporaneamente in più parti del mondo. Affinché, però, da una specie si formi una razza con particolari caratteri costanti e trasmissibili, occorrono vari fattori, come il tempo, un notevole numero di soggetti e la necessità o funzione.

     Una popolazione canina che vive in un determinato habitat e che viene sistematicamente selezionata per compiere una funzione, acquisirà con il tempo (inteso in secoli) anche un’omogeneità fisiologica grazie alla presenza di una quantità di individui che si trovano ad essere portatori di caratteristiche ritenute funzionali in quel momento e per quel preciso sistema.

     E’, quindi, solo attraverso la combinazione controllata dei fattori “patrimonio genetico-salute-educazione-funzione-tempo” che l’uomo ha potuto creare attraverso la selezione, l’incrocio e le mutazioni, razze evolute e stabilizzate, poi utilizzate anche per crearne o migliorarne altre. Così accadde per il Molosso Romano, che generò in Europa molti ceppi canini divenuti poi razze simili fra loro e così accadde ad esempio per i cavalli a proposito del purosangue arabo.

     Lo studio delle razze ha un grande interesse scientifico (soprattutto per la genetica) e pratico (zootecnico ed agrario), anche se, almeno per il momento, l’allevamento cinofilo non ha in campo scientifico, zootecnico e veterinario la stessa attenzione riservata alle specie animali economicamente più “redditizie”.

     Allevare il cane non è come allevare galline o mucche o conigli! Il puro profitto, in un animale d’affezione e da lavoro (e non da reddito), deve essere secondario rispetto alla salute, alla funzionalità ed al carattere.

     Per ricominciare dall’inizio, possiamo riaffermare quanto tutti sanno, e cioè che gli studi effettuati dai naturalisti dimostrano la parentela stretta del cane con il lupo, lo sciacallo, il coyote, il cuon la volpe ecc ecc., evidenziata tanto dai riscontri anatomici che dai comportamenti sociali e predatori. Tale parentela ha reso possibile l’ibridazione e, talvolta, la somiglianza del cane con l’uno o con l’altro è veramente singolare.

     Nonostante la purezza della razza, rilevare variabilità morfologiche fra i vari soggetti è “insito nella loro originaria natura”.

     Nell’ambito di una stessa razza, le differenziazioni di taglia, proporzioni, pelo, carattere, ….., fra i vari soggetti sono state plasmate dall’habitat e dalla funzione. Per quelle razze, come il Cane Corso Tradizionale “che cosi è, perché habitat e funzione così lo hanno fatto”, rinunciare  - in nome di un’estrema uniformità morfologica voluta per scopi estetici tanto soggettivi quanto effimeri e volubili -  ad una eterogeneità fisionomica collegabile ad una giusta variabilità genetica interna alla razza stessa, è altamente dannoso.

     In cinognostica, come già detto, ridetto e ripetuto in altre sezioni di questo sito-web, il concetto di bellezza è funzionale. Ovvero, un soggetto è tanto più bello quanto più la sua morfologia ed il suo carattere lo rendono adatto alla funzione che egli è chiamato a svolgere; disattendere questo postulato fondamentale comporta, prima o poi, la decadenza di una razza fino alla sua sostituzione con un’altra più adatta allo scopo.

     Per ottenere una “spinta” uniformità morfologica si fa largamente uso della consanguineità allo scopo di rendere stabili “i caratteri desiderati” riscontrati fra gli ascendenti, i discendenti e i collaterali. Questa pratica è un’arma a doppio taglio: se da un lato assicura la trasmissione delle “qualità”, dall’altro lato assicura la trasmissione dei “difetti”. I danni sono insidiosi e riguardano  - oltre che la trasmissione di varie tare fisiche -  la diminuzione del vigore generale, del ritmo della crescita, della fertilità, della resistenza alle malattie, alla fatica e al clima avverso; a tale complesso si da il nome di “Depressione da consanguineità”. Il declino dell’eterozigosi procede in parallelo con il declino della vitalità.

     Alcune razze canine, nelle quali la consanguineità non è stata ben “gestita e sorvegliata” dagli allevatori  - sia di proposito (con l’obiettivo di arrivare facilmente e in tempi brevissimi al “Campione”), sia per mancanza di esperienza -  hanno prodotto e continuano a produrre animali carichi di gravi tare fisiche (displasie, prognatismo, scomparsa del sottopelo, diminuzione della taglia, ecc., ecc.) e di gravi problemi caratteriali (mancanza di tempra, aggressività irrazionale, paura incontrollata, mordacità derivante, ecc. ecc.).

     Ne è causa il ricorso eccessivo ad un ristretto numero di riproduttori considerati un “Modello” per la razza tanto da esserne “Campioni”, a scapito magari di soggetti rustici ma veraci e proprio per questo inadatti all’atmosfera da “Concorso di bellezza”. La reiterazione del fenomeno porta inevitabilmente alla cosiddetta “Gola di fiasco genetica” che può compromettere la sopravvivenza della razza.

     Fra i vari rimedi, a nostro parere bisogna in primis evitare la selezione indirizzata alla ricerca del “Campione morfologico” e, di conseguenza, visto quanto ne condizionano la pratica, superare i “concorsi di bellezza e le classifiche”, con raduni di tipo zootecnico che portino ad una valutazione morfo-attitudinale e di benessere fisico non limitata ai singoli soggetti ma, per quanto possibile, estesa ai relativi ascendenti e/o discendenti. L’esame della discendenza rimane il solo elemento che può fornire un’efficace dimostrazione del valore genetico dell’animale.

     Non giudizi, quindi, ma valutazioni che riguardino anche i riproduttori; certamente non è facile, ma bisognerebbe anche verificare se essi sono in possesso di alcuni altri requisiti fondamentali quali ad esempio: le femmine devono esibire estri regolari, essere in grado di concepire regolarmente, dimostrare capacità di allattare e di allevare i neonati mentre i maschi devono avere notevole interesse per le femmine in estro, avere una buona percentuale di fecondità, ecc. ecc. .

     Il temperamento, poi, deve essere attentamente valutato per entrambi i sessi, attraverso test caratteriali ed efficaci prove di lavoro da svolgersi sia in pubblico che nel territorio del soggetto e intesi a verificare l’equilibrio, la diffidenza, le reazioni in difesa del padrone e del territorio, l’indifferenza allo sparo ed alle persone inoffensive, ecc. ecc. .

     In conclusione, la variabilità all’interno delle razze causata dall’esistenza di più linee di sangue è una situazione del tutto naturale, giusta e proficua.

     Le esposizioni canine del futuro, in particolare per nostro Cane Corso, dovranno essere delle manifestazioni zootecniche e non uno spettacolo commerciale; puntando sulla funzionalità, sul carattere e sulla salute prima che sulla bellezza estetica, devono avere il preciso scopo di migliorare la razza e non quello di farne oggetto di interessi speculativi.

     Il messaggio degli scienziati del campo è che per assicurare ad una razza, oltre che un presente, anche un futuro non ci si deve far abbagliare da particolari morfologici del tutto secondari.

     Le caratteristiche morfo-funzionali ed il benessere fisico del Cane Corso Tradizionale collimano ancora straordinariamente con quelle delle sue antiche e nobili tradizioni. E’ ancora un Cane in grado di lavorare e, quindi, di progredire producendo soggetti vivaci, sani, robusti e tonici.

 Per un punto di vista “più autorevole del nostro”, vedi :

 Spunti di riflessione sui criteri di selezione

 

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