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Iniziamo la pubblicazione di articoli, di foto e di reports
attinenti al
Raduno 2006 del Contado del Molise
Città Sant’Angelo (Pe) – Azienda Breda – 7 ottobre 2006
Ringraziamo gli autori degli articoli e coloro che ci hanno
inviato le fotografie
(li citeremo tutti al termine dell’intera pubblicazione,
che avverrà in fasi successive).
Ci scusiamo se pubblichiamo le foto senza il nome del cane
e del proprietario (non li ricordiamo tutti); se, comunque, dovesse
fare piacere, inviateci le informazioni (associandole al nome .jpg
della foto pubblicata e, in un secondo tempo, le inseriremo)
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…. Che
giornata !!!!!
di: Ivan Paone
Conservare le caratteristiche del Cane Corso è possibile. L’ho
capito partecipando al raduno annuale organizzato dal Contado del
Molise che ha avuto un clamoroso successo. I numeri parlano chiaro:
oltre 120 persone intervenute, settantacinque tra Cani Corso (56),
Volpini italiani, Mastini abruzzesi. Un magnifico esemplare di
Levriero Meridionale (tirato fuori dal cilindro da quel fantastico
personaggio che è Flavio Bruno) e un inedito (almeno per me)
esemplare di Mezzocorso, ovvero un incrocio dal sapore antico tra
Cane Corso e Mastino Abruzzese. A presentare un animale così non
poteva essere che un personaggio altrettanto singolare, Riziero
Liberale, uomo di campagna all’antica, elegante nel suo
abbigliamento casual: un signore d’altri tempi.
E’ stata una giornata di importanza decisiva per il progetto di
conservare, studiandone tutti gli aspetti, il Cane Corso
Tradizionale. Il Contado del Molise ha dimostrato di avere la
capacità di raccogliere intorno a sé studiosi e appassionati; tutti
con un tratto comune: essere disinteressati al profitto e alla
commercializzazione di questa razza italiana.
Anche in questo caso i numeri parlano chiaro: le iscrizioni all’Enci
degli esemplari di Corso sono in caduta libera. Alcuni pseudo
allevamenti hanno chiuso, il business è finito (o quasi). Alla fine,
resteranno in vita quei progetti che puntano sulla conservazione del
“cane da presa italiano” (o, se vi piace di più, del Molosso
Italiano) con le sue caratteristiche, oserei dire, ataviche: forte
istinto alla guardia e alla difesa, equilibrio temperamentale, buona
salute. L’uomo può fare molto per conservarne l’identità e,
purtroppo, può fare altrettanto per disperderla. L’iniziativa del
Contado ha dato, però, un segnale forte: ci sarà un muro
invalicabile per chi vuole continuare a trasformare il Cane Corso in
una fonte di guadagno, costi quel che costi.
Il Dott. Angelo Iurilli, nel suo intervento introduttivo, lo ha
spiegato con dovizia di particolari: senza l’intervento di
allevatori illuminati si rischia di veder scomparire antiche razze
da lavoro, come il Corso, il Levriero Meridionale, il Mastino
Abruzzese, ecc. . Ecco perché occorre mobilitarsi per sapere e per
spiegare.
Il Dott. Andrea Mazzatenta, che aveva con sé uno splendido Corso
proveniente dall’allevamento di Castell’Anselmo di Francesco
Mostacci, uno dei pochi allevatori che ha aderito alla raccolta di
campioni biologici per l’analisi del DNA, (forse gli altri avevano
qualcosa da nascondere?) ha avviato - insieme al Dott. Alessandro
Cellerino che per improrogabili impegni professionali non è potuto
intervenire privandoci, purtroppo, di un’altra pregevole fonte del
“sapere scientifico” - un progetto di ricerca teso a ricostruire
l’immenso patrimonio genetico del Cane Corso.
E’ una ricerca che si sviluppa con rigidi criteri. Fatti, non
parole.
Le tante persone presenti hanno aderito con entusiasmo al Progetto,
hanno chiesto, si sono informate, hanno voluto sapere. E hanno
partecipato con interesse ai due seminari conclusivi: a quello del
dottor Mazzatenta e, subito dopo, a quello del dottor Massimiliano
Paoletti, giovane veterinario di Campobasso che ha parlato della
displasia dell’anca e del gomito, rispondendo a numerosi quesiti
pratici.
Particolarmente gradita è stata l’inattesa partecipazione (in forma
privata) del Dott. Paolo Breber – una figura storica del mondo del
CC – che, nel suo saluto, ha espresso apprezzamento per la tipicità
dei cani presenti (in particolare era rimasto colpito da Gladio
(Ciccio), un magnifico esemplare del Contado, grigio tigrato, occhi
“gialli” e dalla testa tipicissima).
Una giornata di autentica cinofilia. Altro che concorsi di bellezza,
dove prevale l’invidia, la rabbia, la frustrazione. A Città Sant’Angelo,
ciascuno ammirava il cane degli altri, chiedeva, si complimentava,
era felice per l’altro. Al centro di una simpatica confusione - tra
abbaiare di cani e qualche sonora ringhiata (a proposito, bravi i
proprietari ad evitare anche il minimo accenno di scontro nonostante
la massiccia presenza di cani “tosti” ma “tosti” davvero), voci,
pareri, chiacchiere e risate - c’era Flavio Bruno, prodigo di
consigli (ha persino visitato un anziano setter irlandese reduce da
un intervento chirurgico), di pareri, di aneddoti. Inutile
nasconderlo: è stata la sua grande giornata, capace di ripagarlo di
anni di sacrifici, accuse strumentali, diffamazioni, invidie.
Se l’è meritata!.
Ivan Paone
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Un
patrimonio culturale e biologico
di: Marco Della Ratta
Si è concluso con grande successo il raduno 2006 del
Contado del Molise, un appuntamento oramai fisso per quanti
riconoscono nella cinofilia tradizionale del nostro bel paese un
patrimonio culturale e biologico imprescindibile perché essa
soltanto, molto più di ogni sua altra contemporanea manifestazione,
è capace di legare inscindibilmente le forme alle attitudini, la
teoria alla pratica, il passato al presente, il cane all’uomo.
È questo che ogni anno spinge un numero sempre maggiore di
amici a partecipare a questo incontro: è cresciuta la consapevolezza
che i significati della cinofilia sono tanti e soprattutto diversi.
Il significato che il Contado del Molise privilegia è quello che
permette di rispettare la storia, che lascia inalterato il
significato morfologico-funzionale delle razze ereditate dal lontano
passato a vantaggio di un rapporto uomo-cane che non può essere
stravolto solo perché inserito in un contesto socio-economico,
quello attuale, diverso da quello nel quale esse sono nate.
Finalmente il cane al centro della nostra attenzione come
patrimonio culturale: il cane Corso, il Volpino, il Levriero
Meridionale, il Mastino Abruzzese, il Mezzocorso, hanno
rappresentato in questa giornata non i rispettivi proprietari né
tanto meno i relativi allevatori ma soltanto la storia della nostra
gente fino agli antenati più lontani e alle vicissitudini gravose e
gloriose della nostra terra. La dignità ha potuto camminare da sola
sulle quattro zampe, senza l’ingrato e fin troppo frequente compito
di dover sorreggere la sfarzosa vanità dell’uomo. Gli sguardi canini
ci hanno trascinato dentro ricordi lontani fatti di lupi, orsi e
greggi, di battaglie, di masserie, di bucolici paesaggi e di lontane
dimensioni urbane, quando il cane era davvero il cane di famiglia,
quando pane e formaggio erano vettovaglie comuni per cane e padrone,
quando il cane era cane “felice perché oggi tu hai l’aria di voler
vivere con lui e non con il mondo laggiù”
(frase tratta da
Cane e Padrone, di Thomas Mann).
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Nota:
Poichè alcune foto in nostro possesso sono di non buona
qualità o, nel migliore dei casi, poco identificative del cane
fotografato, abbiamo pensato utile per chi non è stato presente, di
pubblicare foto (poche, in verità) non scattate durante il raduno ma
sempre e in ogni caso relative a cani che vi hanno presenziato.
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Le facce dei molossi e ….. dei molossari
di: Renzo Galassi
Quest’anno essendo presenti giornalisti professionisti, l’amico
Flavio Bruno mi ha esentato dallo scrivere, come lo scorso anno, il
rapporto della giornata dedicata al raduno dei Corsi tradizionali. È
così che posso scrivere le semplici impressioni di ciò che ho visto
e filtrato attraverso la mia mente.
La
cosa che mi ha maggiormente attratto, arrivando a Città Sant’Angelo
(Pe) – Azienda Breda – il 7 ottobre scorso è stato il clima di
distensione e di interesse intorno ad un patrimonio animale genetico
così prezioso come quello dei cani presenti. Ho sentito una sorta di
armonia regnante nei piccoli capannelli di persone ed animali che
punteggiavano il perimetro della simpatica struttura agrituristica
della collina pescarese. C’era l’ansia arrivando, di andare a
salutare il “Motore” di questo enorme e “puro” carrozzone che è il
Contado del Molise, Flavio Bruno, come per farsi riconoscere e
testimoniare la propria presenza. Con ineguagliabile cordialità ed
ospitalità, Flavio illustrava la struttura e le attività della
giornata e poi, con gesto invitante della mano, incoraggiava ad
inoltrarsi in quell’area gremita di esemplari canini ed umani, uniti
da un atavico legame e da un amore reciproco ed appassionato. Dopo
il primo giro fra i gruppetti di umanità varia, fra i tavoli dove si
registravano le adesioni al progetto di ricerca sul Genoma delle
razze italiane da lavoro, dopo aver abituato i timpani ai linguaggi
canini che più o meno animatamente denotavano il tentativo di
affermare le varie dominanze, sono rimasto attratto dalle facce di
coloro che circolavano in giardino.
Guardando intorno, gli occhi incrociavano occhi, e spesso erano
occhi canini che, con un guizzo rapido cercavano di capire se era il
caso di agitarsi o lasciar passare. Spesso gli occhi del cane si
sollevavano e con fare interrogativo scrutavano quelli del padrone
come a chiedere, “Bè, che faccio? Lo lascio andare?”. Negli sguardi
reciproci si evidenziava affiatamento e comprensione di ogni parola
non detta, il tutto gestito attraverso quella comunicazione non
verbale che difficilmente funziona più che tra padrone e cane. Ho
visto un signore anziano che camminava con un esemplare maestoso e
mi sono fermato a guardare, perchè l’uomo esprimeva tratti di
eleganza e signorilità propri di una caratteristica atavica, era
alto e compassato e abbassando lo sguardo verso il suo bell’esemplare
si notava lo stesso portamento. È evidente che esiste induzione
dinamica comportamentale. Capita anche fra moglie e marito dopo
molti anni di convivenza, i due arrivando avanti negli anni in
armonia arrivano a somigliarsi, a riflettersi l’uno nell’altro e
questo capita frequentemente fra padrone e cane.
L’ambiente era cordiale. Con grande capacità comunicativa, i vari
proprietari si assembravano a parlare e a condividere esperienze
vissute con i loro potenti molossi, non c’era competitività nel loro
volto, come se sapessero che i loro cani non dovevano a tutti i
costi essere i migliori........; anche normali, i molossi di Flavio
sono sempre animali superiori!
Allora dove sta l’aspetto negativo? Ho cercato e qua e là ho
incrociato un paio di facce che sembravano in cerca di qualcosa di
“eccitante”. Conosco quelle facce, facce di gente poco sicura,
insoddisfatta, che riversa sui propri figli a volte, o sui propri
cani nella fattispecie, il desiderio di rivalsa e guarda caso
avevano entrambe cani nervosi ma, ahimé, non sono stati
accontentati, il clima troppo disteso e di taglio prettamente
culturale e scientifico ha impedito l’auspicata canizza.
Certo
i molossi del Bruno mi stupiscono sempre di più. Devo ammettere che
quando lui parla e cita il famoso equilibrio dei suoi Corsi, non
mente. Questi bestioni che avrebbero la potenzialità di un
bulldozer, in questa occasione hanno tenuto il portamento di tanti
gentlemen, si sono guardati di traverso a volte, come a dire “se ci
liberiamo e andiamo in un posto tranquillo ti mostro chi è il più
forte”, però poi con lo sguardo mansueto ed ammiccante si volgevano
ai padroni come per rassicurarli e confermare che si sarebbero ben
comportati.
Mi
sono aggirato fra i convenuti per scrutare i volti dei “molossari” e
devo ammettere che ho visto facce serene, attente ai contenuti delle
conferenze tenute dagli esperti, cordiali, con grande carica di
socievolezza e condivisione dei momenti di relax che la giornata a
donato un po’ a tutti. Il pranzo ha raggruppato tutti davanti a
ottimi piatti della tradizione culinaria locale ma, di tanto in
tanto coglievo lo sguardo di qualcuno che, come preso da improvvisa
crisi di astinenza, doveva uscire un attimo per controllare,
salutare, carezzare o anche solo sbirciare da lontano il proprio
molosso.
Insomma, in ogni momento il legame fra “molossi e molossari” sembra
essere simbiotico, e la mimica facciale lo dimostra. Attraverso i
solchi che i muscoli facciali scavano nella cute del viso, corre un
percorso che dai nostri giorni porta ai tempi degli antichi romani,
un sentiero lungo il quale affiancati, legati, animati da reciproca
ed indubbia stima, con amore inestinguibile, camminano l’Uomo ed il
suo Animale.
Renzo
Galassi - Macerata
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Terminano così testimonianze e immagini sul nostro raduno 2006.
Ringraziamo nuovamente di cuore tutti i partecipanti e, in
particolare, coloro che con un loro “scritto” hanno voluto
trasmettere sensazioni ed emozioni anche ai lettori del presente
sito che non sono potuti intervenire, e coloro che hanno risposto
alla nostra richiesta di foto.
In
ordine alfabetico: Beppe Gamuzza, Domenico Lombardi, Franz Angeli,
Ivan Paone, Kenny, Luca Pinsaferri, Marco Della Ratta, Renzo Galassi,
Sam Guiotto, Stefano Sales.
Arrivederci al 2007
Stante il consenso sempre più ampio (che ha superato le nostre più
rosee previsioni) e le numerose richieste pervenute, contiamo di
effettuare
due
raduni :
a
fine primavera e a inizio autunno.
Il
Contado del Molise

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