Rabbia

 

E’ una encefalomielite (infiammazione del cervello e del midollo spinale) virale acuta sostenuta da un virus appartenente alla famiglia Rhabdoviridae, in grado di colpire tutti gli animali a sangue caldo, uomo compreso.

Il virus rabido, presente nella saliva di un animale infetto a partire da una decina di giorni prima della manifestazione dei primi sintomi, viene trasmesso ad altri animali oppure all’uomo quasi esclusivamente con il morso; raramente può essere anche trasmesso per contaminazione di ferite o per via aerogena. Al periodo d’incubazione, variabile   - in base alla quantità di virus introdotta ed alla sua porta di entrata -  dai 10 ai 180 giorni, segue l’evoluzione clinica verso due forme differenti: una forma “furiosa” ed una “paralitica”.

La forma “furiosa” è caratterizzata da un evidentissimo cambiamento del comportamento. L’animale colpito diventa irrazionale, “rabbioso”, ipereccitabile e particolarmente aggressivo; anche gli oggetti inanimati vengono attaccati; ogni cosa, come ad esempio le reti o le sbarre metalliche delle gabbie in cui è rinchiuso, viene morsa insensatamente. Negli animali selvatici viene a mancare anche la naturale paura dell’uomo.

La morte sopravviene entro 10 giorni.

La forma “paralitica” è caratterizzata da una parziale paralisi dei muscoli masseteri faringei che si manifesta con cambiamento del tono dell’abbaiare, da difficoltà nella deglutizione, da protrusione della lingua e quindi da scialorrea (perdita di saliva). In breve tempo saranno interessati molti altri organi ed apparati e la malattia condurrà a paralisi degli arti, incontinenza urinaria, collasso cardiocircolatorio, coma e morte dell’animale.

Per quanto riguarda la lotta e la profilassi, è opportuno intervenire nel cosiddetto “ciclo urbano” e nel “ciclo silvestre”.

Il “ciclo urbano” può essere tenuto sotto controllo mediante la vaccinazione dei cani e l’applicazione dei provvedimenti di Polizia Veterinaria.

Il “ciclo selvatico”, che ha essenzialmente la volpe come serbatoio (ma può avere anche altri selvatici), in passato è stato tenuto sotto controllo con metodi che oggi non vengono più applicati: gasamento delle tane, disseminazione d’esche avvelenate, vere e proprie battute di caccia. Da qualche tempo, invece, si procede alla vaccinazione orale delle volpi con vaccino inserito in esche costituite da farina e grasso di pesce.

Non esiste alcuna terapia efficace contro la rabbia e l’unica forma di prevenzione è costituita dalla vaccinazione che è soggetta alle raccomandazioni specifiche di ogni paese europeo.

Al fine di evitare la possibilità di trasmissione dell’infezione sia all’uomo che ad altri animali, una buona norma di profilassi igienico-sanitaria è quella di far controllare il proprio cane ogni qualvolta si presentano i presupposti che possono far ipotizzare il rischio di infezione da virus rabido a seguito di morso da un altro cane sconosciuto o da animali selvatici.

 

 

 

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