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| Leishmaniosi
E’ una malattia infettiva e contagiosa anche per l’uomo, sostenuta da un protozoo del genere Leishmania. L’infestazione avviene mediante la puntura di un insetto vettore, un particolare tipo di zanzara dalle piccole dimensioni del genere Phlebotomus (noto col nome di “pappataceo”), nel cui stomaco il protozoo, proveniente da serbatoi costituiti da cani, gatti, roditori, ecc. già infetti, assume la forma di “promastigote” (forma larvale flagellata). Dopo circa una settimana, il protozoo arriva nella faringe e quindi nella proboscide del vettore. Quando il “pappataceo” morde, i parassiti penetrano nel sottocute dell’ospite, vengono fagocitati dai macrofagi (cellule che nel sangue hanno la funzione di eliminare gli agenti estranei) e si trasformano in forma amastigote per la perdita dei flagelli; segue la fase di riproduzione attiva fino a quando la cellula muore per lisi (dissoluzione). I protozoi liberi nel sistema emato-linfatico vengono inglobati da altri macrofagi e con questi infettano altri organi ed apparati. Gli organi più colpiti sono il midollo osseo, la milza, il fegato, i linfonodi, l’apparato gastroenterico. Dopo un periodo d’incubazione, variabile da qualche mese a qualche anno, la sintomatologia si manifesta con un quadro clinico generalizzato nel quale si può apprezzare abbattimento, diradamento del pelo, presenza di zone alopeciche (mancanti di pelo), dermatite furfuracea caratterizzata da una fine desquamazione biancastra e brillante (fosfora amiantacea). Un sintomo evidente è un’eccessiva e anomala crescita delle unghie. A volte l’animale manifesta un imponente dimagrimento anche in presenza di un aumento dell’appetito (polifagia); i linfonodi sono ipertrofici e le dimensioni della milza e del fegato aumentano (splenomegalia, ed epatomegalia). Non di rado si riscontrano ulcere in corrispondenza delle prominenze ossee e delle labbra, al tartufo e alla mucosa nasale, spesso accompagnate da rinorragia (perdita di sangue dal naso, sintomo caratteristico ma non sufficiente, da solo, per una diagnosi certa della malattia), cherato-congiuntivite e sintomi nervosi.. In presenza di sintomi caratteristici, la diagnosi clinica non è difficile ma, per certezza, deve essere supportata da indagini di laboratorio basate sul riscontro delle Leishmanie in un aspirato linfonodale o in un puntato sternale, o mediante il test di immunofluorescenza indiretta sul siero di cane. Il decorso della malattia, che dipende dalle capacità reattive del sistema immunitario dell’animale colpito, è prevalentemente cronico nei soggetti adulti mentre nei cuccioli può portare alla morte. La terapia prevede ripetuti cicli di trattamento per mantenere l’infezione sotto controllo e per cercare di evitare le ricadute della malattia che il più delle volte si presentano in forme sempre più gravi. Al momento non esiste un vaccino per la Leishmaniosi e pertanto la profilassi è solo di tipo indiretta ed è volta alla lotta ai flebotomi nonché alla sollecita consultazione del veterinario curante quando si riscontrano i primi sintomi caratteristici. In Italia l’area di diffusione, un tempo circoscritta al Sud, si è oggi estesa anche al centro nord.
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