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| La cura dell'apparato tegumentario
Occhi e pelo indicano in tutti gli animali il loro stato di salute, quindi, osservandoli, per prima cosa se ne dovrà valutare l’apparato tegumentario (pelo, pelle, unghie). I cani hanno un sistema efficacissimo per proteggersi dal freddo; oltre al pelo vero e proprio (che in inverno cresce più folto e lungo), hanno un sottopelo che li protegge dalla pioggia e li rende quasi del tutto impermeabili all’acqua. Ma non basta, uno strato di grasso sottocutaneo li isola completamente dal freddo. Inoltre, la brillantezza del pelo dipende dallo strato di grasso che lo ricopre e che viene prodotto dalle ghiandole sebacee della pelle. Non si tratta soltanto di grassi ma anche di altri composti, tra i quali le paraffine. Il mantello funzionale del cane deve essere composto da un pelo di copertura e da un sottopelo (pelliccia di lupo).
vedi: Specificità trascurate: il tegumento del CC e considerazioni di varia natura (Parte prima)
Il cane non deve essere lavato con troppa frequenza poiché ciò può causare un’alterazione del pH della cute e quindi delle dermatiti. Comunque, quando è veramente sporco, si può ricorrere ad uno shampoo in polvere o in schiuma; un metodo antico ma efficace consiste nello strofinare il manto con un panno bagnato con una soluzione di acqua e aceto: il pelo apparirà più lucido che mai. I carnivori domestici hanno una pelle molto sensibile che è lo specchio della loro salute; eccessi alimentari, un’infezione intestinale, reni o fegato pigro, pulci ecc. possono degenerare in una serie di disturbi concatenati: prurito, grattamenti, piaghe, infezioni, ecc. . La pelle, infatti, è una vera e propria valvola di sicurezza per l’organismo dal quale viene utilizzata per eliminare le tossine ed i prodotti di scarto quando gli altri organi emuntori funzionano male. La presenza di queste tossine a livello della pelle provoca dei pruriti così come avviene per la presenza di parassiti (pulci e zecche). I cani si grattano sempre energicamente ed irritando ancor più questa pelle già sensibile, si provocano piaghe sanguinolente che si infettano rapidamente a causa dello sporco presente sulle loro zampe e fra le unghie; il prurito si accentua e si stabilisce un circolo vizioso che stimola sempre più l’animale a grattarsi o a leccarsi. La pelle deve essere oggetto di cura attenta e costante e deve essere tenuta pulita e libera dai parassiti. In caso di problemi locali si può agire con lozioni o con sostanze a base di ortica o timo; risulta anche molto efficace la somministrazione di sostanze come il lievito di birra, le carote e l’erba medica che agiscono con profondità su tutti gli organi emuntori che aiutano l’animale a drenare il proprio organismo e gli forniscono, inoltre, tutti gli elementi nutritivi capaci di favorire le attività fisiologiche e di creare uno stato di buona salute che si manifesterà con una pelle sana. Nei casi più complessi, e specie in presenza di ferite profonde, è buona norma ricorrere ad antibiotici.
L’erba medica, grazie alla sua ricchezza di aminoacidi e di oligoelementi, favorisce il mantenimento di un buon equilibrio cutaneo. In caso di dermatosi con caduta del pelo ed aumento dello spessore della pelle (ipercheratosi), bisogna intervenire somministrando maggiori quantità di zinco, incrementando la quantità di carne ed applicando localmente sostanze a base di ortica: calmano ed addolciscono i pruriti e le irritazioni, disinfettano le piaghe e ne facilitano la cicratizzazione accelerando i tempi di guarigione, tonificano, rivitalizzano e danno lucidità al pelo, agiscono come astringente della pella grassa (l’80% dei cani ha la pelle grassa). Ogni azione locale deve, comunque, essere sempre supportata da un adeguato regime alimentare.
I parassiti
Il mantello dei cani, richiede inoltre una costante attenzione ed un periodico controllo contro i parassiti che possono infestarlo; fra questi il più diffuso è la pulce. Grande quanto una capocchia di spillo, riesce a saltare da un animale all’altro e sosta sul corpo solo il tempo necessario per nutrirsi, mentre per il resto cresce e si sviluppa all’esterno, nell’erba, fra le fessure dei pavimenti, sui tappeti. Le tracce della sua presenza sono delle crosticine nere chiamate “polvere di carbone”. Le pulci si manifestano provocando un fastidioso prurito a causa della presenza nella loro saliva dell’aptene. Allorquando vengono ingerite dal cane (nel tentativo di liberarsene) possono trasformarsi nel vettore della tenia che si stabilisce nell’intestino e produce le proglottidi che vengono poi espulse con le feci. Per combatterle si usano bagni antiparassitari in polvere da spargere anche nella cuccia. Altri insetti parassiti infestanti sono i pidocchi che, a differenza delle pulci, vivono tutta la loro vita sull’animale provocando prurito e irritazione. I pidocchi si trasmettono per contatto diretto o attraverso spazzole o pettini già infettati. Questi parassiti che trovano un habitat loro favorevole specie dove le condizioni igieniche sono precarie, si annidano in alcuni punti preferenziali del corpo: attorno alle orecchie ed agli orifizi naturali quali ano, vulva e narici. Un rimedio popolare contro i pidocchi consiste nell’umettare le parti invase con una miscela di olio di oliva e di aceto: i parassiti muoiono in poco tempo e dopo si pratica un bagno di pulizia. Le zecche affliggono i cani da maggio ad ottobre; sono acari di colore bruno e della grandezza di un seme e si nutrono del sangue che succhiano agli animali sui quali vivono. Questi parassiti sono pericolosi in quanto portatori di “piroplasmosi”, una malattia che se non viene curata in tempo può portare alla morte. Una zecca particolarmente pericolosa è la “Rhipicephalus sanguineus” che funge da vettore nella trasmissione dell’ “Ehrlichiosi”. Con il morso, la zecca infetta inocula un protozoo (piroplasma) che si localizza nei globuli rossi. La liberazione dell’emoglobina provoca una forte anemia. Specie nella stagione calda, si raccomanda di controllare costantemente la pelle del cane non dimenticando di ispezionare anche la parte interna delle orecchie; le eventuali zecche presenti bisogna prima stordirle con una goccia di alcool e poi staccarle nella loro interezza; successivamente è bene bruciarle. La “cheyletiella” è il membro più grande della famiglia degli acari. Oltre a procurare il solito prurito, è causa della desquamazione della pelle. Si manifesta sul dorso e lungo la colonna vertebrale e, a prima vista, assomiglia alla forfora. Il “sarcoptes scabìeì e il demodex canis” sono anch’essi acari parassiti della cute del cane. Il primo, responsabile della rogna “sarcoptica”, più conosciuta come “scabbia”, scavando nell’epidermide, provoca prurito e caduta del pelo. E’ una malattia molto contagiosa che si trasmette per contatto diretto e colpisce preferibilmente i padiglioni auricolari, i gomiti e la parte posteriore degli arti. Il secondo, il “demodex canis”, è responsabile della “rogna rossa”. I piccoli acari sono presenti nei follicoli piliferi di molti cani fin dalla nascita. In alcuni soggetti può accadere che quando le difese immunitarie calano, il parassita abbia il sopravvento. Si riproduce velocemente e invade i follicoli provocando la caduta del pelo ed un eritema cutaneo. Questa patologia si presenta in particolare negli animali giovani e può essere localizzata in alcuni punti (labbra ed arti) o più generalizzata su tutto il corpo. La forma parassitaria può degenerare in “piodermite”. La demodicosi, o rogna rossa, si riscontra quasi esclusivamente nei giovani cani, dai tre mesi ad un anno d’età; se la si riscontra negli adulti normalmente è stata loro trasmessa dai cuccioli. Gli acari sono trasmessi ai cuccioli dalla madre durante il periodo dell’allattamento. Sembra, inoltre, che esista una predisposizione ereditaria e pertanto è consigliabile eliminare dalla riproduzione i soggetti che ne sono affetti. Le aree colpite possono essere anche più d’una, ma il sito d’elezione è il muso, in particolare le regioni perioculari e le commessure labiali; seguono gli arti inferiori e raramente il corpo. Questo tipo di demodicosi si risolve solitamente con blande terapie ma, in qualche caso, evolve precocemente nella forma generalizzata, una delle più gravi malattie del cane. La demodicosi generalizzata peggiora rapidamente: le lesioni si moltiplicano sulla testa, sugli arti e sul tronco; le chiazze progressivamente si allargano e successivamente sono infettate dai batteri con conseguente piodermite. Nei casi cronici, eritema, edema e prurito sono spesso molto evidenti. La malattia, nonostante la terapia, può avere esito letale ed a questi stadi può frequentemente recidivare anche in caso di guarigione. La diagnosi certa viene effettuata praticando un raschiato cutaneo che, osservato al microscopio, evidenzia l’eventuale presenza degli acari. La terapia dovrebbe essere specifica per ogni caso. Nella demodicosi localizzata si effettuano trattamenti limitati alla lesione e la guarigione avviene in tre-otto settimane; le recidive sono rare. Nella forma generalizzata, invece, i soggetti vengono trattati con bagno o spugnature e, nel caso d’infezioni secondarie da germi piogeni, si effettua una terapia antibiotica per via sistemica (il “microsporum canis”, il responsabile della tigna, è un fungo ed anch’esso provoca lesioni nell’epidermide con varie manifestazioni). Il problema dei parassiti si presenta normalmente con l’arrivo della stagione calda e per combatterli si può ricorrere ad alcuni agenti chimici che vanno somministrati con regolarità e secondo modalità ben precise. Le polveri sono somministrate a secondo dell’età e delle dimensioni del soggetto da curare e svolgono un’azione molto forte e perdurante nel tempo. Con le stesse precauzioni possono essere sfruttate per disinfettare l’ambiente dove vive il cane. Anche lo spray deve essere usato con molta cautela, soprattutto rispetto agli occhi ed al muso dell’animale. Shampoo e lozioni sono molto indicati per la prevenzione e la cura delle patologie antiparassitarie. Lo shampoo agisce alla massima potenza nel momento del bagno, ma con il risciacquo i pesticidi vengono eliminati e non lasciano tracce sull’epidermide. I collari sono usati per combattere le pulci, ma bisogna considerarli solo come un supporto nella lotta antiparassitaria. Infatti, se tenuti troppo a lungo al collo possono diventare pericolosi per l’animale che tende ad assorbire l’antiparassitario attraverso la pelle. Bisognerebbe evitare di usarli con i cuccioli e con gli animali troppo sensibili. Oggi, comunque, la ricerca ha messo a punto prodotti plurivalenti. In ogni caso, bisogna sempre consultare il proprio veterinario di fiducia che prescriverà la cura anche in base alla conoscenza specifica dell’habitat della zona in cui l’animale vive. Contro le punture molto dolorose di api, vespe, calabroni, ragni, ecc., nei casi più critici si ricorre a sostanze a base di cortisone. Nelle campagne e per i casi più lievi si effettuano lavaggi ed impacchi con latte munto di fresco. Vi sono piante come la mentuccia, il noce e l’eucalipto ad azione insetticida. La mentuccia, detta anche “erba delle pulci”, ha la particolarità di respingere le pulci grazie alla sua essenza odorosa. L’eucalipto è adatto per un uso esterno come insetticida ed antisettico locale. Il noce scaccia gli insetti e le sue foglie forniscono un decotto che, se utilizzato per uso esterno, libera cani e gatti dai parassiti (pulci e zecche). Questo decotto, inoltre, placa il prurito della pelle grazie alla sua azione emolliente ed ha interessanti proprietà antisettiche. Anche la polvere di foglie seccate al forno è utile in genere contro le varie malattie della pelle.
Vedi anche :
Ascaridiosi
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