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| Il Cane da Pagliaio
Il Cane Corso fu così chiamato allorquando la sua funzione era di guardiano al pagliaio (dal latino “Paleàrum”), cioè al deposito della paglia di grano e di frumento, del fieno e del foraggio. Il termine è perciò da intendere come “cane da guardia”. Nell’ambito della masseria (o della fattoria) il pagliaio, oltre che come deposito, costituiva, nella brutta stagione, il riparo di tutti gli animale da corte, ivi compresi i cani ed i gatti. La paglia veniva utilizzata per gli animali come lettiera ed anche come cibo, come isolante termico dai “nevaioli” e per la produzione di gesso, laterizi, ecc., dai muratori. . I nevaioli, uomini temprati al freddo, effettuavano in inverno la raccolta della neve che immagazzinavano in profonde fosse circolari (dette “novére”) la cui tenuta termica era migliorata dal rivestimento in paglia delle pareti interne. La neve diventava ghiaccio che d’estate veniva tagliato in blocchi dagli stessi nevaioli e trasportato su una lettiera di paglia che ne ritardava lo scioglimento. I pagliai anticamente furono molto numerosi sia nella campagna che nei paesi e, custodendo beni molto richiesti, erano spesso attaccati dai ladri; ecco, perciò, la necessità di un cane da guardia temibile, aggressivo e molto attivo sia di giorno che di notte. Il colore del manto che i contadini preferivano per questo cane era “il paglierino”, cioè il fulvo chiaro, perché la credenza popolare riteneva il Corso con questo manto di carattere “acceso” come la sua chioma. Quando gli animali si ferivano (anche a causa delle lotte che a volte scoppiavano fra di loro) i padroni usavano disinfettarne le ferite con paglia bruciata oppure con un misto di olio e di paglia bruciata.
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