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IL PRIMO CANE CORSO DEL CONTADO IN POLONIA
Carissimo Dottor Bruno,
sono a scriverLe del mio, anzi del nostro cucciolo, il primo Cane Corso Tradizionale “emigrato” in Polonia che è ormai prossimo a compiere un anno di età.
Ricorderà senz’altro che, quando nell’Estate 2009 La contattai, Le descrissi quanto mi avessero affascinato le foto dei Suoi cani e quanto i Suoi scritti avessero destato il mio interesse.
In quell’occasione mi dissi appassionato di vere “razze da lavoro”, avendo avuto la possibilità di vedere di persona diversi esemplari di “razze da lavoro – al lavoro”, tanto in Italia quanto in Medio Oriente e in Sud America. Le spiegai anche la mia delusione nei riguardi della cosiddetta “cinofilia ufficiale”, a parer mio più dedicata a snaturare dei magnifici animali frutto di una selezione millenaria, piuttosto che a conservarne quelle preziosissime caratteristiche che erano state fissate da generazioni di utilizzatori pratici e dalla Natura stessa.
Ricorderà come ero giunto a formarmi un’opinione non proprio positiva sul “Cane Corso Italiano”, basandomi sull’osservazione dei soggetti incontrati fino al momento in cui venni a conoscenza che esistessero cani come quelli del Suo “Contado del Molise”. Effettivamente tutti i Cani Corso che vidi in vita mia, mi parvero essere molte cose, ma certamente non cani da lavoro. Si trattava palesemente di incroci tra razze di vario tipo, in cui la prevalenza di sangue Boxer era così evidente da risultare innegabile.
Durante gli anni trascorsi in viaggio, mi avevano affascinato i Kangal, gli Akbash, i cani dell’Iran, i Fila Brasiliani: animali davvero stupendi impegnati a proteggere greggi, mandrie e fattorie da predatori selvatici e ladri di bestiame. Quando ancora trascorrevo il mio tempo in Italia, tra i pochi animali che mi fecero “battere il cuore” ricordo i Mastini Abruzzesi impegnati a proteggere le greggi da lupi e cani rinselvatichiti sui monti dell’Appennino Tosco-Emiliano che, non a caso, provenivano dal linee di sangue Abruzzesi e non certo da “allevamenti molto titolati”.
Io posso testimoniare che la differenza tra i veri “cani da lavoro – al lavoro” e i “cani da lavoro – da esposizione” è immensa: due realtà con nessun punto di contatto. Chi nega ciò è ignorante o interessato a tutelare i propri interessi economici, come sono interessati al lucro quanti sostengono di <<aver operato una selezione caratteriale mirata ad addolcire il carattere dei “cani da lavoro”, onde renderli più adatti alla vita familiare>>.
Il cane più affidabile per la famiglia è il “vero cane” e il “vero cane” è quello abile al lavoro tanto per caratteristiche fisiche, quanto per doti caratteriali (mi riferisco alle “qualità morali” che Lei cita spesso).
Veniamo al nostro piccolo Bardas (ribattezzato Pimpek da mia moglie e qui spero che Lei voglia essere paziente…): un Cane Corso con chiusura a forbice, speronato, abbondante sottopelo, insomma come direbbero gli esperti di “Cane Corso Italiano” si tratta di un cane non tipico, esseno un cane sano e forte…
Il nostro “cane non tipico” ha trascorso l’Inverno a 60 km dal confine tra Polonia e Ucraina, in un’area in cui la temperatura scende di 20 gradi sotto lo zero.
Ha trascorso l’Inverno vivendo all’aperto (ovviamente dispone di una cuccia ben isolata), all’interno di una vasta proprietà in cui sono (o meglio erano) soliti introdursi un numero sorprendente di animali selvatici: tassi e, soprattutto, furetti e volpi che, a dispetto dei “feroci cani da guardi locali”, hanno imparato a distruggere sistematicamente il pollame degli abitanti del paese.
Il nostro cucciolo non è stato sottoposto ad alcun addestramento e a nessuna forma di educazione coercitiva. Come risultato è diventato il beniamino della famiglia di mia moglie, composta da mia moglie appunto, sua madre, tre sorelle di 21, 17 e 13 anni, sua nonna e suo padre. Il motivo per cui il piccolo è tanto adorato e che è riuscito a stabilire un rapporto unico con ogni membro della famiglia, “innamorandosi perdutamente” delle donne di casa, con le quali è più dolce, delicato e coccolone di qualsiasi “piccolo cane da compagnia”.
Trascorre ore e ore con loro, facendosi lisciare e giocando con tutto quanto gli capiti a tiro. Mia moglie è per lui una vera e propria divinità: può aprirgli la bocca mentre sta mangiando un osso e, la reazione più feroce, è buttarsi a pancia all’aria, ebbro di felicità per essere al centro dell’attenzione.
A 6 mesi di età gli animali selvatici erano scomparsi dalla proprietà, esattamente nel periodo in cui ha attaccato un tasso che si è salvato infilandosi nella cavità di un vecchio edificio.
A 7 mesi ha affrontato e messo in fuga un cane randagio che, all’imbrunire, era penetrato nella proprietà dirigendosi verso mia moglie con il pelo ritto e i denti scoperti. Si trattava di un meticcio adulto e che superava in altezza il nostro cucciolo, ma quando Pimpek ha avvertito che mia moglie aveva paura si è trasformato in una vera furia (io ero assente, ma mi hanno detto che sembrava un diavolo). Scomparso il pericolo ha letteralmente sommerso mia moglie di “baci e abbracci”: era indubbiamente preoccupato per lei e voleva rassicurarla.
A 10 mesi, tre ragazzi alticci si sono avvicinati a mia moglie che stava portando il suo piccolo Pimpek a fare un passeggiata, scherzando in maniera un po’ rumorosa e, senza dubbio, fuori luogo.
E’ stato allora che il nostro “cucciolo” (ormai pesante una cinquantina di chili), sebbene non avesse mai preso “lezioni di attacco lanciato” in una moderna scuola di addestramento per “cani di razza”, ha fatto ciò che il Cane Corso ha sempre dovuto fare dall’alba dei tempi, ha fatto ciò per cui il Cane Corso è stato creato e selezionato: si è guadagnato il “pane che mangia” con tutto il fuoco e l’orgoglio dei suoi antenati, i cani che hanno lottato al fianco dei legionari romani, che hanno protetto generazioni di Genti d’Italia.
Ha fatto il Cane Corso, il Cane da Presa, il Molosso Italiano, (lo chiamino come vogliono): quello vero.
E i tre idioti si sono trovati innanzi un vero “cane da lavoro - al lavoro”: pronto a morire per proteggere la sua famiglia. Si sono trovati innanzi un Cane Corso del Contado. Un Cane Corso del Dottor Flavio Bruno.
E come conigli davanti al leone sono scappati a gambe levate, rinchiudendosi nella casa dei vicini, per loro fortuna non distante che pochi passi.
Un istante dopo, la “belva” stava trotterellando verso casa, “sbaciucchiando” mia moglie con salti di un metro: calmo, allegro e pronto per andare a “fare le coccoline” vicino alla sua cuccia.
Pubblichi questa lettera Dottor Bruno, sul suo sito o dovunque Lei creda, e riporti il mio nome e cognome quando e quanto vuole. Facciamo sapere che il nostro Cane Nazionale vive ancora ed è forte, buono, amorevole, orgoglioso e terribile allo stesso tempo.
E con tutto il rispetto, posso assicurare che non assomiglia nemmeno vagamente a un Boxer o a nessun altro. Lui è un Cane Corso.
Un abbraccio, Federico Corsi
Polonia
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