Ehrlichiosi

 

E’ una malattia infettiva non contagiosa sostenuta dall’Ehrlichia canis, microrganismo endocellulare obbligato appartenente alla famiglia Rickettsiaceae; considerata abbastanza rara fino a pochi anni fa, oggi in alcune zone d’Italia è sempre più frequente.

L’infezione è veicolata da vettori artropodi (zecche) che, dopo essersi nutriti del sangue di un cane infetto, possono trasmettere il microrganismo ad altri animali ed anche all’uomo. La zecca implicata nella trasmissione dell’ehrlichiosi è la “Rhipicephalus sanguinens” che, oltre ad essere il principale vettore, funge da serbatoio, potendo trasmettere l’infezione ad altri animali fino ad oltre 150 giorni dal pasto infetto. Dopo un periodo d’incubazione variabile dai 10 ai 21 giorni, compaiono i primi sintomi della malattia caratterizzati da febbre elevata (41°C), abbattimento, anoressia, dimagrimento, linfoadenopatia, splenomegalia e trombocitopenia. Dopo 15-20 giorni i sintomi clinici regrediscono e l’animale mostra un’apparente guarigione (nel senso che scompaiono i sintomi clinici nella forma acuta); il batterio, però, rimane nell’organismo e il processo evolve verso la cronicizzazione, caratterizzata da lesioni gravi che possono comparire anche a diversi mesi di distanza e/o allorché si verificano condizioni che inducono ad un abbassamento delle difese immunitarie.

Nella fase cronica l’animale presenta abbattimento, dimagrimento, febbre lieve (39°C), possono essere presenti emorragie (epistassi), ematuria, melena, insufficienza renale, lesioni oculari, polmonite interstiziale, atassia cerebellare, paresi, iperestesia, ecc. ecc., tutti sintomi che possono portare a morte l’animale.

La diagnosi clinica, basata sulla sintomatologia e sul riscontro di zecche sulla cute del cane, deve essere confermata da una diagnosi di laboratorio basata sulla ricerca di anticorpi e su alcuni esami ematologici: in corso di ehrlichiosi è presente un’anemia piastrinopema.

Purtroppo, il più delle volte la malattia porta l’animale alla morte; nella forma acuta, e allorché diagnosticata tempestivamente, la prognosi può anche essere favorevole. La terapia si basa sull’impiego di antibiotici (tetracicline) somministrati per un periodo non inferiore a 20 giorni; nei casi più gravi si ricorre anche a trasfusioni di sangue o a somministrazioni di plasma.

Per l’ehrlichiosi del cane non esistono vaccini e l’unico mezzo di profilassi è la lotta agli artropodi.

 

 

 

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