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Riceviamo e pubblichiamo
Caro collega,
sono anni ormai che ho abbandonato le esposizioni, sostanzialmente da quando ho capito (mi ci è voluto poco) che non era la funzione, la salute ed il carattere ad esprimere il “tipo”, ma solo l’isterismo di giudici e di allevatori che fino a qualche giorno prima pensavano che “Corso” significasse originario della Corsica; già dieci anni fa ciò si estrinsecava in un per me inspiegabile “ipertipo”. Nella mia formazione cinofila ha molto influito la collaborazione, durante i tempi dell’Università, con un “mastinaro” dell’area vesuviana. Mio Maestro, molto più di quanto in ambito cinofilo lo siano stati molti professori universitari e “massimi esperti (!)” della cinofilia e della psicologia canina, mi ha insegnato che la bellezza e la dignità di un cane non si misurano dai “gradi di convergenza degli assi cranio facciali” o dal modo con cui si esegue il “seduto ed il resta”, ma dall’armonia delle forme, dalla fierezza con cui il cane si guadagna la “pagnotta” e dal rispetto che dà, ed esige, dal padrone. Lui, che diffidava della cinofilia ufficiale a prescindere - o meglio, limitandosi ad osservarli - dai prodotti che essa sfornava, mi ha insegnato a vedere la bellezza di un cane dal modo con cui esso lavora e non dai giudizi lusinghieri di un giudice ENCI; gli ho visto eliminare dalla sua personale selezione cani che lui stesso definiva belli quanto il sole ma che erano pronti ad offrire anche un caffè ad un potenziale intruso e, viceversa, far riprodurre cani che la cinofilia ufficiale non avrebbe degnato neanche di uno sguardo ma che già a tre-quattro mesi mostravano un’innata territorialità e diffidenza verso l’estraneo. Sono, così, ormai più di dieci anni che ho capito il significato vero di “obbiettivo di selezione” applicato nella fattispecie ai nostri amati cani da presa e vado fiero che esponenti della cinofilia ufficiale mi definiscano un “tipo alquanto strano”. Penso come te che l’unico modo per evitare ulteriori e deleteri inquinamenti di questa razza sia quello di perseguire il dogma da te citato e da me condiviso che è la “funzione ad esprimere il tipo”.
Nausika rappresenta il terminale di una selezione cominciata dodici anni fa a partire da un ceppo pugliese; la cagna era una figlia di Astor, un soggetto che mi impressionò per rusticità e carattere. Erano ancora i tempi in cui, non lontano dalla tua zona, alcuni massari ed alcuni “vaccari” (nell’accezione buona del termine, naturalmente) custodivano un dono lasciatogli dai loro avi e che poi non hanno saputo conservare decretando, così, la loro fine come “Corsisti” e perdendo la mia personale stima come allevatori allorché si sono lanciati in avventurose competizioni, bramosi di qualche campione ENCI e di qualche dollaro in più.
Insieme al gruppo di amici di cui ti ho già telefonicamente accennato abbiamo continuato la selezione rinsanguando con ceppi rustici campani e avendo cura di escludere quei pochi soggetti di inadeguato carattere o che non sapevano rendersi utili nel “lavoro”.
Nella clip che ti allego - una delle tante evidenze che potrei fornire -, si vede Nausika al lavoro mentre si impegna nel ruolo di ausiliaria nel carico di suini da inviare al macello. Mi prendo un po' di tempo per inviarti foto e clip di altri soggetti in possesso di amici che condividono con me, e credo a questo punto anche con te, questo comune progetto.
Ti auguro un felice anno nuovo.
(medico veterinario)
ASTOR X TIGRE (entrambi linee pugliesi) = VESNA VESNA X NERO (linea pugliese) = ORIONE ORIONE X PACCHIANA (linea campana) = ODRI ODRI X GUAGLIONE (linea campana) = NAUSIKA, AJACE, FIDEL, ...
Domenica, 5 febbraio 2006 mi sono trovato a dover risolvere due problemi: uno relativamente grande, l’altro relativamente piccolo. In entrambi era chiamata in causa Nausika. Il primo era un problema di 460 Kg: un verro di razza Duroc che non ne voleva sapere di salire sulla rampa di carico di un camion che lo doveva accompagnare alla mostra nazionale suinicola di Montichiari (BS). Il secondo era una lettera pubblicata sul sito www.cane-corso.it in cui ignoranza, malafede ed anonimato insinuavano che Nausika fosse il prodotto di un incrocio fra Corso e Rottweiler. (La lettera è stata poi eliminata dal Gestore del sito perché, presumo, anonima e strumentale ad alimentare polemiche denigratorie). Cerchiamo di risolvere prima il secondo “cosiddetto” problema, il più piccolo, partendo da un presupposto: si pubblicizza qualcosa che si vuol vendere e Nausika, i suoi ascendenti ed i suoi futuri discendenti non sono in vendita!!! Io sono un veterinario che nutre una sana passione ed un profondo amore per il Cane Corso e ciò mi ha portato ad allevare questa razza senza alcuno scopo di lucro; lo testimonia il fatto che i cani da me prodotti non sono mai stati venduti ma sempre affidati a persone serie ed amiche. La fedeltà al “Vero Corso” mi ha tenuto lontano dal mare di ignoranza in cui navigano molti allevatori, da raduni, da dibattiti e da sedicenti esperti, spingendomi, invece, alla ricerca di soggetti “veramente rustici” custoditi da persone “vere e genuine” prive della foga di vendere e di primeggiare. Entriamo, ora, nel merito della questione: le focature (in Nausika sono appena accennate e sfociano in una tigratura irregolare) sono una caratteristica del mantello che segue le leggi di Mendel (carattere qualitativo). La sua espressione è legata all’azione di un gene recessivo presente nel patrimonio genetico di alcuni molossi e/o bovari. Affinché questo carattere si manifesti, il gene che per esso codifica deve trovarsi su entrambi gli alleli di una coppia di cromosomi omologhi: trattasi cioè di un carattere omozigote recessivo. E’ il caso, ad esempio, del Rottweiler (cane in cui, tra l’altro, scorre il sangue del Molosso Romano) dove la focatura è stata fissata selezionando solo i soggetti che per questo carattere erano omozigoti recessivi; per tale motivo, e con enorme stupore di chi non conosce la genetica e le leggi di Mendel, se incrociassimo un Corso omozigote dominante per il carattere “focatura” con un Rottweiler (omozigote recessivo per lo stesso carattere) ci troveremmo in prima generazione dei soggetti (F1) eterozigoti per cui il “carattere focatura” non si manifesterebbe fenotipicamente (esternamente) in nessuno di questi. In altre razze, all’opposto, questo carattere è stato allontanato eliminando, quando si presentavano, i soggetti omozigoti recessivi. Avere nel Corso un soggetto omozigote recessivo per tale carattere è un’evenienza abbastanza rara (molto più frequenti sono quelli eterozigoti dove però, sempre per la prima legge di Mendel, il carattere non si manifesta fenotipicamente) ma possibile, e, se l’obbiettivo della selezione è il colore del mantello, basta allontanare da questa i soggetti che lo presentano per ridurre ulteriormente la possibilità che esso si manifesti. Per quanto mi riguarda, Nausika è stato il primo fra i cani da me prodotti a presentare una sorta di focatura ma, visto che l’obbiettivo della mia selezione non è certamente il colore del mantello, non mi è sfiorata neanche minimamente l’idea di considerarla un soggetto non “idoneo”… Inoltre, la competenza e la buona fede che mi contraddistinguono non mi hanno creato nessun problema nel mostrare le foto di una cagna che, ripeto, non ha nessun bisogno di pubblicità ed è molto più vera di alcuni Corsi che ormai da decenni fanno bella mostra su qualche “rivista specializzata” (per usare un eufemismo) all’unico scopo di arricchire i loro pseudo-allevatori. A proposito, poi, di tempra, temperamento e attitudine al lavoro di un cane (chiamate dall’anonimo con il termine generico di “carattere”), questi sono considerati in genetica zootecnica come “caratteri quantitativi” regolati nella loro espressione dai cosiddetti “complessi poligenici ad effetto additivo” che non si fissano (l’anonimo dice: “aumentare”) con un incrocio di prima generazione ma con una metodica e lunga selezione che non risponde alle leggi sull’EREDITA’ di Mendel per caratteri qualitativi bensì a quelle sull’EREDITABILITA’ per caratteri quantitativi. Per una razza che ha sempre lavorato, tali caratteristiche sono senz’altro garanzia di purezza più di quanto non lo siano chiusura dentale o colore del mantello, su cui tanto inutilmente si dibatte, e ciò deriva dal fatto che per centinaia di anni i nostri avi (cacciatori, allevatori e macellai) hanno selezionato il Cane Corso esclusivamente in funzione delle mansioni che esso doveva svolgere. Purtroppo, ciò che è stato costruito in centinaia di anni di oculata selezione rischia di essere perso in pochi anni di scellerata non-selezione ad opera di praticoni smaniosi di arricchirsi e affamati di protagonismo che adottano come parametri selettivi i “gusti estetici” propri e di qualche giudice ENCI. Ritorniamo, ora, al primo problema, quello grosso: dopo innumerevoli, svariati e vani tentativi di caricare il verro sul camion, mi sono convinto che era necessario ancora una volta l’intervento di Nausika; così, sono andato a interrompere la sua siesta di mezza mattina. Lei, come al solito, al mio comando stava per interpretare al meglio il suo ruolo, però il verro, un po’ saccente, quando l’ha vista ha bofonchiato: ”ma questo a me non sembra un Vero Corso, io da lei non mi faccio caricare!!!”. Ho detto allora al porco che, pur spiegandoglielo, lui non sarebbe mai stato in grado di capire il perché Nausika sia invece un Corso Vero e lui mi ha risposto: ”dai, spiegamelo come se lo dovessi far capire ad un ragioniere che niente sà di genetica (e niente è tenuto a saperne se svolge solo la rispettabilissima professione del ragioniere)”. Così gli ho spiegato le cose che sono scritte in questa lettera e lui le ha capite, è salito sul camion ed è andato a vincere, come campione di categoria over 15 e come campione di razza Duroc (obbiettivo della selezione: produzione del prosciutto di Parma e San Daniele). Anche Nausika, secondo il mio personale giudizio e secondo quello degli operai che l’hanno vista in azione, è risultata ancora una volta campionessa di categoria e di razza (obbiettivo della selezione: cane da lavoro, lavoro vero). Ultima riflessione: il porco l’ha capita, chissà il ragioniere!?!?!? Grazie per l’attenzione Dott. Domenico Carratù P.S.: così, tanto per completezza (poiché non m’interessa più di tanto), vi metterò a disposizione copia del Pedigree di Nausika. Lo farò non appena potrò prelevarlo dalla mia casa nel Sud d’Italia (sono qui al Nord per motivi professionali).
Benvenuti fra gente fiera quanto voi di essere definita “un po’ strana” (è la cosa più gentile che ci abbiano detto!) ma che veramente crede nel Cane Corso Tradizionale ed opera disinteressatamente per la sua conservazione. Flavio Bruno
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Riceviamo e pubblichiamo --------------------------------- Andando a conoscere Flavio Bruno, il suo mondo, il mondo del Cane Corso, penso di essere riuscito a intuire, seppure in minima parte, l’essenza di questa antica razza italiana di cui andare orgogliosi. Visitare l’allevamento di Flavio non è semplicemente andare a vedere alcuni cani e, magari, acquistarne uno come è capitato a me. Piuttosto, è fare un tuffo nel passato, alla ricerca delle radici storiche e culturali della terra in cui si è sviluppato il Cane Corso Tradizionale e di cui questo animale è diventato parte integrante. Santa Croce di Magliano, dove vive e opera Flavio Bruno, è un paese del Molise arrampicato su un colle, non facile da raggiungere, ma una volta là si ha la sensazione di essere al centro del mondo. E’ un paese rurale, ma in lontananza si vede il mare, il promontorio del Gargano e le isole Tremiti. E’ sospeso a metà fra terra, cielo e acqua, con il tempo che sembra scorrere più lento. Flavio gira con la sua vecchia auto per le strade del paese, incontra i suoi “pazienti” (a cui è capace di fare un’iniezione al volo con la siringa che porta nel taschino della camicia) e alcuni suoi “allievi”. Ecco un Corso che fa la guardia a uno stabile in ristrutturazione, eccone un altro a difesa di un’abitazione e un altro ancora legato “alla catena” nel piazzale di un oleificio. E tanti ancora sarebbero da vedere presso gli allevamenti di bestiame e nelle case rurali della campagna circostante se solo avessimo a disposizione un po’ più di tempo. Tutti riconoscono l’auto di Flavio e abbaiano una volta tanto gioiosamente, e non per minacciare un potenziale malintenzionato. Santa Croce rappresenta un mondo che non c’è più, che qualcuno vuole distruggere immemore del fatto che la nostra vita deriva dalle tradizioni e dai modi di esistere che per millenni hanno sostenuto le popolazioni della nostra penisola. Flavio racconta di transumanza, di vecchi riti, di modi di vivere che costituiscono un prezioso patrimonio culturale. In questo è compreso il Cane Corso. Nessun’altra razza può legittimamente aspirare ad avere lo stesso ruolo nella vita dell’uomo che ha avuto e, in qualche caso, ha ancora, il Corso. Nessun altro cane ha avuto lo stesso impiego e la stessa utilità. Flavio mi ha raccontato tutto, il resto l’ho imparato leggendo i suoi libri. Direi che è stato emozionante sapere come il Cane Corso Tradizionale veniva impiegato nei granai per la difesa dai famelici topi, in collaborazione con il Volpino. Per motivi personali sono rimasto stupefatto dal sapere che nel secolo scorso qualche grande invalido che non aveva l’uso delle gambe si faceva trainare su un carretto da due Corsi. Stupefacente. Anche mia moglie (che usa una sedia a rotelle in seguito a un incidente) ha trovato sorprendente e persino divertente l’episodio. «Adesso so come andare in spiaggia la prossima estate», ha commentato lanciando un’occhiata alla nostra coppia di cuccioli Corsi. L’arrivo a Santa Croce, per me che arrivavo dalla Sardegna, è stato motivo di sollievo, dopo aereo, autostrada e una strada statale trafficata. Flavio è un sincero appassionato della sua terra. Mi ha mostrato le ferite inferte dal recente terremoto (che è costato la vita a numerosi bambini travolti dal crollo della loro scuola) e mi ha fatto vedere come la parte antica dei paesi abbia resistito meglio di quella moderna, costruita senza criterio; mi ha portato in una piacevole trattoria a gustare la cucina del posto; mi ha parlato dei tratturi e mi ha mostrato gli antichi collari e vraccali dei Cani Corso. Poi, la visita all’allevamento. I suoi cani esprimono forza, carattere, incutono timore. Zeus mi ha abbaiato contro con una certa ferocia, con aria di sfida. Hanno teste grosse, muscoli potenti, sono cani veri, non caricature figli di campioni e di super campioni che si addormentano e fanno entrare in casa i ladri, come ho letto sul sito del Limo qualche tempo fa. Guardando i cani di Flavio si ha l’impressione di essere di fronte a una testimonianza del passato, a un animale magnifico non tanto per la sua bellezza morfologica quanto per la sua capacità di essere quello che è sempre stato: un formidabile ausiliario dell’uomo in perenne lotta con il lato oscuro della natura per la sopravvivenza. Il Contado del Molise rappresenta un presidio culturale alla massificazione delle conoscenze. Vivendo per alcun ore la realtà contadina di un tempo e subendo un’infarinatura delle antiche conoscenze del luogo, appaiono sfumati, anzi, oltraggiosi, i penosi spettacoli offerti dalla nostra televisione, tra lustrini e seni scoperti alla perenne ricerca dell’audience. Nell’allevamento di Flavio, ho sentito il vento freddo dell’est, ho visto in lontananza le Tremiti e sentito l’abbaiare potente dei cani. Un’esperienza che ripeterò e che tutti gli appassionati di Cane Corso dovrebbero fare. Dott. Ivan Paone (giornalista Unione Sarda – Cagliari)
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Riceviamo e pubblichiamo Caro Flavio, Ti allego alcune foto di Iulia e poche righe di commento, nella speranza di riuscire a dare un’idea ai lettori del tuo sito sul carattere e sull’intelligenza di questa creatura. Cordiali saluti a tutti Sandro e Alessia
Quando Iulia, a Santa Croce, in una fredda sera di dicembre, sedendosi spontaneamente vicino a noi ha scelto di far parte della nostra famiglia aveva quattro mesi; da quel giorno è diventata la mia ombra: la sua felicità è di starmi sempre vicino. E’ cresciuta in un appartamento ma tutti i giorni mi segue in aeroporto dove, libera, può correre e stare a contatto con molte persone sempre nuove. A tre anni compiuti, posso dire che continua stupirmi il modo con cui si rapporta con il mondo che la circonda: pur proteggendo la mia famiglia e ciò che ritiene essere di nostra proprietà, con grande equilibrio accetta la presenza di persone sconosciute o di altri animali. Si adatta ad ogni situazione: adora "fare salotto" quando ci sono ospiti, passa intere giornate in macchina durante i miei viaggi, mi segue durante le escursioni in alta montagna, così come d’impeto salta a bordo quando vado in volo. Non per questo ha perso l’istinto del Cane Corso: si è mostrata orgogliosa quando è riuscita a governare delle mucche all’alpeggio, quando ha isolato una pecora dal gregge simulando una caccia e quando è riuscita a catturare al volo un piccione che poi mi ha consegnato senza avergli fatto del male. Nonostante la sua ipervivacità ed i suoi quasi quarantacinque chili, diventa delicata e tranquilla in presenza di bambini e di persone anziane; solo i gatti non hanno scampo! Non ha mai frequentato una scuola d’addestramento ma è comunque in grado di comprendere molte decine di parole, di eseguire comandi e di capire i gesti e il tono con cui le si parla. Organizzare la propria vita avendo un cane è certamente molto più impegnativo che vivere da soli, soprattutto in Italia, ma ora non immagino come potrei fare a meno di avere Iulia con me.
IULIA (Linea di sangue Picciotto-Forter-Attila; fra i suoi fratelli: Attila junior, Tifeo, Macchia)
============================= Riceviamo e pubblichiamo From: "Kenny" To: <parliamone.molise@tiscali.it> Sent: Friday, November 04, 2005 10:04 PM Subject: Flavio Bruno Ciao, Flavio and Paolo, come sta? Firstly we would like to thank you both for making us feel welcome and giving us your time. We enjoyed your company, your country the food but most of all your Cane Corso! To read your book was an education alone but to meet the dogs of your breeding has opened our eyes to the real Cane Corso and this for us is the only way forward and the sooner We are able to introduce your lines to this country the better. What an accomplishment it would be for us to be the first to introduce them to our country. Forter , Attila , Zeus , Book , Bosco, Drus, Tucco, etc., you have so many great dogs too many to mention each and every one with outstanding qualities. We still can’t believe the experience you gave us and we will be forever grateful to you for this. Our passion was unable to progress until our recent visit and we are now on a mission to educate who ever will listen to what we have to tell about the time spent with you and your Cane Corso. We have watched over and over the video which we recorded and also the DVD you gave to us and hope that one day we would be able to own dogs from your lines and although its difficult to chose from which line, we are very much in love with the white Cane Corso . Ciao Kenny and Paul
Traduzione Ciao Flavio e Paolo, come state? Prima di tutto ci fa piacere ringraziare entrambi per l’accoglienza e per il tempo che ci avete dedicato. Abbiamo apprezzato la vostra compagnia, il vostro paese e il cibo ma, più di tutto, abbiamo apprezzato i vostri Cani Corso. Leggere il tuo libro è stato solo educativo, ma incontrare i cani del tuo allevamento ha aperto i nostri occhi sul vero Cane Corso e questa è per noi la sola strada da seguire al più presto. Presto saremo in grado di introdurre al meglio le tue linee di sangue nella nostra nazione e il nostro obiettivo è quello di esserne i primi. Forter, Attila, Zeus, Buck, Bosco, Drus, Turco, ecc., voi avete talmente tanti grandi cani che sono troppi da menzionare, e tutti e ciascuno con sorprendenti qualità. Noi non possiamo ancora credere all’esperienza che abbiamo fatto e vi saremo sempre grati per questo. La nostra passione non ci faceva progredire fino alla nostra recente visita ed ora noi abbiamo la missione di informare chi ancora non conosce ciò che abbiamo da dire a riguardo del tempo che abbiamo trascorso con voi e con i vostri Cani Corso. Abbiamo visto più e più volte il video che abbiamo registrato e il DVD che ci avete dato e speriamo di essere in grado, un giorno, di possedere cani delle tue linee e, sebbene la scelta sia difficile, siamo rimasti molto affascinati dal Cane Corso bianco. Ciao, Kenny e Paul ============================= Riceviamo e pubblichiamo Ho desiderato un volpino italiano il giorno stesso che ho messo piede al Contado del Molise, un giorno di giugno dell’anno scorso. Vi ero andato per prendere Argo, il cucciolo di Cane Corso che adesso ha dieci mesi. Prima di avvicinarmi ai recinti dei Corso, sono passato a fianco di quello dei volpini italiani, batuffoli scatenati che correvano come pazzi da una parte e dall’altra. Flavio mi spiegò che erano i più validi ausiliari del Cane Corso e rimasi affascinato dalla loro storia. In quel momento decisi di averne uno. Adesso, alla coppia di Cani Corso (Ombra, quindici mesi, e, appunto, Argo) ho affiancato Ugo, quattro mesi e sei chili di simpatia. Colore biondo chiaro, mascherina nera, muso appuntito, orecchie diritte e istinto di vigilanza elevatissimo. E’ l’identikit del cagnolino che Flavio mi ha consegnato pochi giorni fa, in una mattina fredda, nell’anonima periferia industriale di Campobasso. Un luogo strano per un incontro ricco di calore, come sempre avviene con Flavio Bruno, che ha la straordinaria capacità nelle due ore che trascorre con te di riversarti una montagna di informazioni, ricordi, aneddoti, insegnamenti. Per un paio di piccoli particolari, che fra poco racconterò, ha confermato il suo spessore di allevatore. La mia intenzione era quella di “ingaggiare” una sentinella che richiamasse l’attenzione dei Corso in caso di necessità. Flavio mi aveva raccontato che il volpino svolge questa funzione dalla notte dei tempi. Presi gli accordi, abbiamo fissato il rendez vous a Campobasso. Il volpino, a prima vista, non aveva una bella cera: spaurito, in evidente stato di malessere a causa del viaggio in auto, timido. Flavio mi ha rassicurato: “Gli hanno fatto male le curve, nonostante sia andato piano. Si rimetterà in forma presto. Accarezzalo e vedrai che in un paio di giorni sarà un altro”. Voglio essere sincero: gli ho creduto sino a un certo punto. Tra l’altro, gli ho anche esternato i miei crescenti timori sulla possibilità di convivenza con i Cani Corso, specie con Argo, una specie di bullo di periferia, che prima scende dal bagagliaio dell’auto a coda diritta e pronto a sfoderare i denti e poi guarda se c’è davvero qualche cane con cui “discutere”. Flavio mi ha rassicurato anche in questo caso con poche parole, senza fronzoli e senza prosopopea: “Sono cani che hanno sempre vissuto insieme, non avrai problemi”. Io ho annuito: “d’accordo - pensavo - ma loro lo sanno che i loro avi convivevano? “ Sono tornato a Cagliari sempre più preoccupato. Al mio arrivo, la situazione era critica: il volpino era stremato da un viaggio in auto di un’ora da Santa Croce di Magliano a Campobasso, da altre tre ore di auto sino a Roma, da un’ora di aereo, il tutto rifiutando cibo e acqua. Una volta a casa, Ugo era uno straccio: è corso a nascondersi tra la cuccia e il muro e lì ha trascorso la notte sordo ai richiami sotto forma di implorazioni vocali, pezzi di prosciutto, di wurstel e di piattini di carne macinata. In compenso, Argo e Ombra lo hanno accolto con curiosità ma senza aggressività. Le mie ansie (e quelle di mia moglie Anna) sono sparite solo l’indomani sera. Improvvisamente, all’ora di cena, Ugo è uscito dal suo nascondiglio scodinzolante, ha sollevato la zampina come per salutarci, ha mostrato di volerci conoscere. Un paio di carezze e Ugo è entrato di fatto nella nostra famiglia così composta: un marito (io), una moglie (Anna, disabile in sedia a rotelle il cui sogno è di farsi trainare dai Cani Corso così come in un caso di inizio ‘900 raccontato da Flavio nel suo libro sull’azienda cerealicolo-zootecnica di un tempo), un Cane Corso maschio (Argo, strafottente e tenero allo stesso tempo), uno femmina (Ombra, l’anima nera del gruppo, quella che inventa i disastri più grandi) e un volpino italiano (Ugo, la mascotte della compagnia). Il rapporto con Argo e Ombra è migliorato rapidamente. Per farla breve, dopo tre giorni di convivenza, ho portato tutti i “ragazzi” in un centro cinofilo vicino alla spiaggia. Era mattina presto ed era deserto. Argo, come spesso fa, si è messo di guardia in cima a una passerella di legno: seduto, petto in fuori, muscoli del collo in tensione, insensibile alle distrazioni, sguardo rivolto verso l’orizzonte. Ugo gli è trotterellato vicino e si è piazzato nell’identica posizione e così sono stati per mezz’ora. Erano buffissimi, anche perché Ugo, alto si e no venti centimetri, non vedeva nulla se non la staccionata. Aveva ragione Flavio Bruno, sulla sociabilità del volpino e sulla capacità delle due razze non solo di convivere ma di lavorare in simbiosi. Ancora una volta Flavio si è dimostrato un grande conoscitore di cani. Adesso, sono orgoglioso di avere due rappresentanti di una razza che affonda la sua storia nella notte dei tempi e uno di quella razza considerata ormai rara. A questo proposito, era stata bellissima la sana risata di Flavio quando gli avevo riferito ciò che avevo letto su un’enciclopedia del cane: cioè che il volpino rosso non esisteva più e che occorreva stare attenti in inverno perché soffre il freddo. Flavio rideva, mentre i suoi volpini rossi come il fuoco scorrazzavano nella neve di Santa Croce di Magliano. Era il ventidue novembre 2005: Ugo era nato da sette giorni e mi aveva conquistato subito. “Tienilo da parte che torno a prenderlo”, avevo detto a Flavio. Adesso, quel piccolo sogno invernale si è trasformato in realtà. Ivan Paone Marzo 2006
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Egregio dottor Bruno, innanzitutto : Grazie, Grazie, Grazie Grazie perché pensavo che il vero Cane Corso fosse del tutto e definitivamente perso. Per parecchi anni ho collezionato tutti gli articoli che ho trovato riguardanti il Cane Corso. Intuendo quale fosse la verità ma mai ben capendo come stessero le cose veramente, anche perché devo dire che in quelle sorti di “duelli scritti - botta e risposta”, l’ultima parola veniva sempre lasciata all’ufficialità di allevatori, giudici o di chi per essi; è, evidentemente, una questione di lobby e di potere. Ultimamente non seguo più le riviste. Ho invece pochi giorni fa scoperto il suo sito e quello del “Cane-Corso / Molosso Italiano” di Limo, appunto tramite internet, strumento che sto iniziando ad usare ora, a 44 anni avanzati. Ricorrendo ad un motore di ricerca, la prima cosa che ho digitato è stato “Cane Corso” e dopo alcune solite ed oscene banalità mi si è aperto il vostro mondo. Purtroppo vi sono allevatori che pubblicizzano, si vantano e vengono pluridecorati (da giudici che non capisco se essere … < … omissis da parte del Contado…> ) ….. per esemplari come quelli che allego in foto alla presente e che lei comunque conoscerà già benissimo. Io amavo i boxer da bambino e ben presto ne ho capito i grandi limiti a discapito della bellezza fine a se stessa. Voi del Contado del Molise avete resuscitato un cane che oltre ad avere caratteristiche utilitaristiche insuperabili è anche naturalmente bello, soddisfa cioè anche le attese dei proprietari più vanitosi e meno attenti al fascino storico e complessivo della razza. Basta aggirarsi per le vie di una città con al guinzaglio un Cane Corso per rendersene conto e la gente della strada, che si gira ammirata e si lascia scappare commenti di approvazione, certo non disquisisce sulla lunghezza del muso o sulla chiusura dentale e vede semplicemente un tipo di cane oggettivamente bello a prima vista. E’ una questione di proporzioni, struttura, nobiltà e dignità dello sguardo. Ma il nostro era bello anche in antichità quando veniva selezionato secondo le attitudini: lo si vede nelle stampe e nei bassorilievi… e allora perché lo scempio? Io penso che se errore vi è stato, è stato quello di non opporsi sufficientemente all’inizio ed ora (ma capisco che adesso è molto difficile perché gli interessi ed i privilegi da difendere sono enormi) bisognerebbe che chi allora ha sbagliato rivedesse le proprie idee. Anche i cattedratici possono prendere una svista! A quel tempo hanno sbagliato, pontificando un errore; il fatto però che a tutt’oggi difendano incondizionatamente quelle posizioni errate la dice lunga, a mio avviso, sulla loro presunta buona fede. Bisognerebbe fare di più per sensibilizzare l’opinione pubblica. L’ignoranza, purtroppo, regna sovrana. Sono proprietario di due cani Corso, un maschio di 7 anni ed una femmina, acquistata ultimamente, che compirà 5 mesi il 17 novembre. Sono due grigi tigrati con chiusura a forbice; il padre della femmina è leggermente prognato, la madre è una fulva alla vista abbastanza rustica. Mi oriento sui grigi perché sembrano i meno imbastarditi; forse, se immissione c’è stata, essa può essere stata “mastinoide”, la più accettabile. Da anni sono convinto che Corso e Mastino Napoletano derivino dallo stesso ceppo. Mi sono però sempre tenuto lontano dagli allevamenti ufficiali proprio perché avevo intuito, dalle varie ma sempre poco esaurienti letture, che gli aspetti che più mi interessavano e cioè “rusticità, carattere, pelo, ecc.“ andavano perdendosi proprio negli allevamenti ufficiali, a discapito della “bellezza” fine a se stessa. Se voglio un boxer, mi son detto, allora compro un boxer e se voglio un barboncino (la fine che ha fatto caratterialmente il boxer e quella a cui tende il corso da concorsi di bellezza) allora compro un barboncino. Chi vuole un Corso oggi fatica a trovarlo, ed io stesso non so se posseggo dei corsi o chissà cos’altro. A vista sono senz’altro più corsi dei nostri amici qui allegati e pluridecorati. Ultimamente, per motivi personali e per poter dar sfogo pienamente ad una vera passione, sto pensando di iniziare a dar vita ad un piccolo allevamento amatoriale. Non le rubo altro tempo, scusandomi per il disturbo arrecatole, e vengo al dunque, le chiedo quindi se posso essere in qualche modo da lei aiutato e supportato in questo mio progetto. Qui al nord esiste qualche allevamento a lei collegato o che comunque persegua i suoi fini e, se sì, me li può gentilmente indicare? Nella speranza di poterla venire un giorno a trovare (tempo permettendo) e nella speranza ancora più gradita che voglia dare, gentilmente, seguito a questa mia, la ringrazio per il tempo che vorrà dedicarmi e soprattutto per il meraviglioso e coraggioso lavoro che ha fatto, sta facendo e spero vorrà continuare a fare per il Cane Corso, “QUELLO VERO”.
Cordiali saluti e grazie Massimo Arnera
P.S.: Mi scusi se non ho usato internet, ma il “romanticismo” che mi avvicina al Cane Corso mi allontana inesorabilmente dalla tecnologia. Se però le risulta più comodo può rispondermi alla seguente e-mail : < … omissis … > . Altresì se riterrà opportuno pubblicare la presente sul suo sito potrà senz’altro farlo usando la mia firma. ===================
…. 3 months later ….. Thank you, Warren: I’m very fine again.
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