
|
|
|
Dott. Flavio Bruno
I sogni di un ragazzo
Erano gli anni in cui nel nostro meridione esistevano ancora le grandi osterie e le fiere di bestiame dove la gente discuteva – osservando varie e differenti razze di ruminanti, di equini, di suini e di animali da cortile in genere – e dove i contratti di acquisto si concludevano con una rituale e impegnativa sola stretta di mano. Qui si ritrovavano proprietari terrieri, macellai, caprai, mediatori, semplici curiosi, e “pratici” veterinari di paese; in questo “quadro” non poteva mancare l’amico dell’uomo per antonomasia: il cane. Si potevano osservare volpini e mastini abruzzesi ma chi maggiormente colpiva l’attenzione era il possente Cane Corso. Lo zio di mio padre non cessava mai di raccontarmi delle prodezze e della bella struttura della sua cagna corso di nome Diana che aveva forza e morso tali da bloccare i vitelloni che sul “casale” correvano all’impazzata. Quando ero ragazzo era una gioia per me accompagnare l’anziano veterinario del paese nelle visite ai “suoi pazienti”; mi entusiasmava sentir parlare quella persona che ai miei occhi sembrava quasi un mago e che riusciva a capire gli animali solo guardandoli e toccandoli. Portava sempre una nota di allegria in qualsiasi masseria si andasse e con il suo carattere allegro e schietto, riusciva a capire e, soprattutto, a farsi capire dalle persone più diverse. Mi ripeteva sempre che “per andare avanti nella vita bisogna affrontarla per quella che è, e avere la stessa carica di un Corso che attacca”. Il riferimento al Cane Corso era molto frequente ed è a questo periodo che risale l’inizio di quella mia passione che permane tuttora. Il vecchio veterinario mi raccontava di fatti realmente accaduti che avevano sempre per protagonista il Cane Corso; mi parlava di questa razza da sempre presente nel meridione d’Italia, del suo soggetto e dei Corso delle famiglie Pettulli, Dematteis, Ianiri, Pappone, ecc. . Mi spiegava anche la flora e la fauna delle zone mediterranee ma si finiva sempre col riportare il discorso alle funzioni del Cane Corso in questo habitat. Mi parlava della sua incorruttibile fedeltà, del suo equilibrio psichico e della sua estrema duttilità funzionale; caratteristiche, queste, a cui nei secoli la natura ha finalizzato armonicamente i suoi aspetti somatici. La spettacolarità delle scene di lavoro dei Corso nel loro ambiente naturale non cessava mai di entusiasmarmi e la mia attenzione veniva solo distolta dalle motivazioni che, per ogni loro azione, mi venivano date dal “vecchio e pratico” veterinario. Le caratteristiche fisiche-attitudinali erano pressoché uguali in tutti i Cani Corso; ciò che invece variava da una masseria all’altra e da una famiglia all’altra, era la colorazione del manto: vi erano manti comuni – come il fulvo, il grigio-cenere (cenerino) e il nero – e manti dalle colorazioni veramente esclusive come ad esempio la tigratura nelle tre componenti grigio-nero-marrone; in quasi tutti era evidente ai piedi e al petto una macchia bianca che, nei ceppi più antichi, si presentava anche sul muso e da cui sfumava, lungo la canna nasale, in una stretta striscia (“lista”). I pastori preferivano il color formentino chiarissimo, quasi bianco. All’epoca i miei sogni di ragazzo erano di diventare come il mio anziano amico veterinario, di restare al contatto con quel mondo pratico, antico e nello stesso tempo attuale, per curare gli animali e per far conoscere ed apprezzare anche all’altra gente d’Italia le qualità del Cane Corso. Passarono gli anni e finalmente potei iscrivermi alla facoltà di Medicina Veterinaria. Il mio amico veterinario era morto da pochi anni ma io continuavo a girovagare, spesso da solo, per campagne e per fattorie osservando quel mondo, ricordando i vecchi discorsi, prendendo Cani Corso da una famiglia e regalandoli ad un’altra, organizzando accoppiamenti e imparando giorno per giorno dagli utilizzatori pratici.. In quel periodo conobbi degli amici del Centro Italia accomunati dalla mia stessa passione. Li portai a vedere dei soggetti in campagna presso allevatori, pastori e proprietari terrieri con i quali ero in ottimi rapporti. Rimasero soddisfatti dei nostri lunghi discorsi e dei soggetti visti. Dopo molti contatti, scambi di notizie sui soggetti in loco e scambi di visite, mi furono presentati degli amici settentrionali che avevano iniziato a far conoscere il Cane Corso anche al nord d’Italia. Ci furono, anche con loro, appassionati discorsi su questa razza, sulle sue funzioni e sul suo carattere. Mi chiesero dove poter trovare altri soggetti tipici e li accompagnai lungo la mia terra: alcuni secondo il loro parere erano bellissimi, altri un po’ meno …. per me erano tutti … grandiosi…. Mi chiesero se era possibile avere dei soggetti da portare al settentrione; mi interessai e procurai loro due bellissime femmine, una di 4 anni proveniente da S. Paolo di Civitate e una di 3 anni dalla zona di S. Croce di Magliano. Vennero a prenderle e le portarono al Nord con l’unico vincolo da parte mia che avrebbero dovuto farmi avere dei cuccioli da reinserire nel loro originario ambiente; mi fidai della “parola data”, ma mi sbagliai …. i cuccioli non arrivarono mai. Continuai comunque per la mia strada insieme agli amici di sempre – pastori, allevatori, contadini – e con il supporto di quegli appassionati che via via avevo avuto modo di incontrare; non erano solo molisani o abruzzesi o campani o pugliesi, erano anche siciliani, lucani, calabresi e sardi con i quali, oltre che a programmare accoppiate e a scambiarci cuccioli, ci fu un arricchimento reciproco di conoscenze attraverso l’osservazione e lo studio di altre razze meridionali italiane come il mastino abruzzese, il volpino, il levriero meridionale, il branchiero, il mastino siciliano o “cane di mannera”, il dogo sardo, il mastino fonnese, ecc. . Si parlava anche di quegli incroci voluti o casuali nel nostro ambiente meridionale, quali il mezzo-corso, il mezzo-sangue, lo “straviere”, ecc. . Fra tanti discorsi appassionati tra gente appassionata, pensavo che sarei stato io a fare qualcosa per il Cane Corso. Invece è stato il contrario in quanto, grazie a lui, oggi posso dirmi soddisfatto perché i miei “sogni di ragazzo” si sono realizzati. Sono un veterinario come il mio “caro vecchio amico” ed ho contribuito a sensibilizzare e a far rinascere la passione per il Cane Corso sia alla gente delle nostre zone sia alla gente di terre lontane.
Flavio Bruno
|