Dott. Flavio Bruno

 

Ø      Medico Veterinario, è nato nel Molise nel 1958;

 

Ø      Appassionato cinofilo e studioso di zootecnica, di zoognostica e di molossoidi;

 

Ø      Da più di 25 anni effettua ricerche sul Cane Corso Tradizionale (Molosso Italiano) studiandone la storia e la morfologia funzionale;

 

Ø      Da circa 15 anni alleva Cani Corso;

 

Ø      Si ispira al “Principio” dei Grandi Maestri della Cinofilia secondo cui la bellezza del cane è da ricercare nella sua funzionalità (è la Funzione che fa il Tipo) ed è fermamente convinto che le esposizioni cinofile debbano essere finalizzate “in primis” alla verifica zootecnica dei soggetti (salute, genetica e carattere) e non alla competizione basata su un estetismo fine a se stesso;

 

Ø      Agli inizi degli anni ’80, insieme ad altri cinofili italiani, operò per il riconoscimento del Cane Corso come Razza Canina Italiana.

Ritenendo lo Standard di Razza “incompiuto e non totalmente rispondente ai requisiti morfo-funzionali del Cane Corso tramandato dalla Storia e dalle Tradizioni” e in totale disaccordo con le scelte allevatoriali che sono poi susseguite a tale riconoscimento, ha continuato il suo impegno per la salvaguardia del Cane Corso Tradizionale recuperando e salvando dall’estinzione ceppi e linee di sangue di antichissime origini.

 

·    Is a veterinarian, he was born in Molise (south italian region) in 1958

 

·    Is a researcher of zootechnics, zoognostic and molossians

 

·    Is a passionate dog lover and breeder of Cane Corso

 

·    He has been carrying out researches on the Traditional Cane Corso (Italian Molossian) for more than 25 years, by studying its history and its functional morphology

 

·    He has been breeding Cane Corsos for about 15 years

 

·    He is inspired by the principle of the Great Masters of the Love of Dogs, according to which the beauty of dogs lies in their functional character (function makes type). He firmly believes that dog shows should aim at the zootechnical assessment of subjects (health, genetics and character), rather than at a competition based on mere aestheticism.

 

·    At the beginning of the 80s, with other dog lovers, he was active for the acknowledgement of the Cane Corso as an Italian Dog Breed. As he considers that the breed’s standard “is incomplete and doesn’t meet the morphologic and functional requirements of the Cane Corso as it has come down from history and tradition”, and in disagree with the subsequent breeder’s choices, he carried on its commitment for the safeguard of the traditional Cane Corso, by restoring and saving a number of ancient stocks and bloodlines from extinction.

 

Pubblicazioni – Books

 

             I sogni di un ragazzo

 

Erano gli anni in cui nel nostro meridione esistevano ancora le grandi osterie e le fiere di bestiame dove la gente discuteva   – osservando varie e differenti razze di ruminanti, di equini, di suini e di animali da cortile in genere –   e dove i contratti di acquisto si concludevano con una rituale e impegnativa sola stretta di mano. Qui si ritrovavano proprietari terrieri, macellai, caprai, mediatori, semplici curiosi, e “pratici” veterinari di paese; in questo “quadro” non poteva mancare l’amico dell’uomo per antonomasia: il cane. Si potevano osservare volpini e mastini abruzzesi ma chi maggiormente colpiva l’attenzione era il possente Cane Corso.

Lo zio di mio padre non cessava mai di raccontarmi delle prodezze e della bella struttura della sua cagna corso di nome Diana che aveva forza e morso tali da bloccare i vitelloni che sul “casale” correvano all’impazzata.

Quando ero ragazzo era una gioia per me accompagnare l’anziano veterinario del paese nelle visite ai “suoi pazienti”; mi entusiasmava sentir parlare quella persona che ai miei occhi sembrava quasi un mago e che riusciva a capire gli animali solo guardandoli e toccandoli. Portava sempre una nota di allegria in qualsiasi masseria si andasse e con il suo carattere allegro e schietto, riusciva a capire e, soprattutto, a farsi capire dalle persone più diverse. Mi ripeteva sempre che “per andare avanti nella vita bisogna affrontarla per quella che è, e avere la stessa carica di un Corso che attacca”. Il riferimento al Cane Corso era molto frequente ed è a questo periodo che risale l’inizio di quella mia passione che permane tuttora. Il vecchio veterinario mi raccontava di fatti realmente accaduti che avevano sempre per protagonista il Cane Corso; mi parlava di questa razza da sempre presente nel meridione d’Italia, del suo soggetto e dei Corso delle famiglie Pettulli, Dematteis, Ianiri, Pappone, ecc. . Mi spiegava anche la flora e la fauna delle zone mediterranee ma si finiva sempre col riportare il discorso alle funzioni del Cane Corso in questo habitat. Mi parlava della sua incorruttibile fedeltà, del suo equilibrio psichico e della sua estrema duttilità funzionale; caratteristiche, queste, a cui nei secoli la natura ha finalizzato armonicamente i suoi aspetti somatici.

La spettacolarità delle scene di lavoro dei Corso nel loro ambiente naturale non cessava mai di entusiasmarmi e la mia attenzione veniva solo distolta dalle motivazioni che, per ogni loro azione, mi venivano date dal “vecchio e pratico” veterinario.

Le caratteristiche fisiche-attitudinali erano pressoché uguali in tutti i Cani Corso; ciò che invece variava da una masseria all’altra e da una famiglia all’altra, era la colorazione del manto: vi erano manti comuni  – come il fulvo, il grigio-cenere (cenerino) e il nero –   e manti dalle colorazioni veramente esclusive come ad esempio la tigratura nelle tre componenti grigio-nero-marrone; in quasi tutti era evidente ai piedi e al petto una macchia bianca che, nei ceppi più antichi, si presentava anche sul muso e da cui sfumava, lungo la canna nasale, in una stretta striscia (“lista”). I pastori preferivano il color formentino chiarissimo, quasi bianco.

All’epoca i miei sogni di ragazzo erano di diventare come il mio anziano amico veterinario, di restare al contatto con quel mondo pratico, antico e nello stesso tempo attuale, per curare gli animali e per far conoscere ed apprezzare anche all’altra gente d’Italia le qualità del Cane Corso. Passarono gli anni e finalmente potei iscrivermi alla facoltà di Medicina Veterinaria. Il mio amico veterinario era morto da pochi anni ma io continuavo a girovagare, spesso da solo, per campagne e per fattorie osservando quel mondo, ricordando i vecchi discorsi, prendendo Cani Corso da una famiglia e regalandoli ad un’altra, organizzando accoppiamenti e imparando giorno per giorno dagli utilizzatori pratici..

In quel periodo conobbi degli amici del Centro Italia accomunati dalla mia stessa passione. Li portai a vedere dei soggetti in campagna presso allevatori, pastori e proprietari terrieri con i quali ero in ottimi rapporti. Rimasero soddisfatti dei nostri lunghi discorsi e dei soggetti visti. Dopo molti contatti, scambi di notizie sui soggetti in loco e scambi di visite, mi furono presentati degli amici settentrionali che avevano iniziato a far conoscere il Cane Corso anche al nord d’Italia. Ci furono, anche con loro, appassionati discorsi su questa razza, sulle sue funzioni e sul suo carattere. Mi chiesero dove poter trovare altri soggetti tipici e li accompagnai lungo la mia terra: alcuni secondo il loro parere erano bellissimi, altri un po’ meno …. per me erano tutti … grandiosi…. Mi chiesero se era possibile avere dei soggetti da portare al settentrione; mi interessai e procurai loro due bellissime femmine, una di 4 anni proveniente da S. Paolo di Civitate e una di 3 anni dalla zona di S. Croce di Magliano. Vennero a prenderle e le portarono al Nord con l’unico vincolo da parte mia che avrebbero dovuto farmi avere dei cuccioli da reinserire nel loro originario ambiente; mi fidai della “parola data”, ma mi sbagliai …. i cuccioli non arrivarono mai.

Continuai comunque per la mia strada insieme agli amici di sempre  – pastori, allevatori, contadini –  e con il supporto di quegli appassionati che via via avevo avuto modo di incontrare; non erano solo molisani o abruzzesi o campani o pugliesi, erano anche siciliani, lucani, calabresi e sardi con i quali, oltre che a programmare accoppiate e a scambiarci cuccioli, ci fu un arricchimento reciproco di conoscenze attraverso l’osservazione e lo studio di altre razze meridionali italiane come il mastino abruzzese, il volpino, il levriero meridionale, il branchiero, il mastino siciliano o “cane di mannera”, il dogo sardo, il mastino fonnese, ecc. . Si parlava anche di quegli incroci voluti o casuali nel nostro ambiente meridionale, quali il mezzo-corso, il mezzo-sangue, lo “straviere”, ecc. .

Fra tanti discorsi appassionati tra gente appassionata, pensavo che sarei stato io a fare qualcosa per il Cane Corso. Invece è stato il contrario in quanto, grazie a lui, oggi posso dirmi soddisfatto perché i miei “sogni di ragazzo” si sono realizzati.

Sono un veterinario come il mio “caro vecchio amico” ed ho contribuito a sensibilizzare e a far rinascere la passione per il Cane Corso sia alla gente delle nostre zone sia alla gente di terre lontane.

 

Flavio Bruno

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