
|
|
CONVEGNO SAACRiceviamo, pubblichiamo e…non scopriamo niente di nuovo …..….salvo…………. l’ufficializzazione di uno stato di fatto!
Ho avuto modo di partecipare, nel giorno di sabato 19 febbraio u.s., al “Convegno tecnico scientifico sul Cane Corso” organizzato dalla SACC in quel di Mordano, incuriosito e mosso dalla mia avidità di sapere su una delle più grandi passioni della mia vita, il Cane Corso, o meglio, come personalmente preferisco definirlo, il Molosso Romano. Con la presente spero di fornire un contributo conoscitivo ai lettori del sito, riportando quanto vi ho appreso, unitamente ad alcune mie osservazioni.
I convegni tecnici, in qualsiasi settore di attività dell’uomo e da chiunque vengano organizzati, dovrebbero sempre essere l’occasione in cui il confronto fra appassionati, professionisti e cultori della materia acquista particolare spessore intellettuale grazie alla derivazione dei concetti di approfondimento culturale, apertura dei punti di vista, ricerca scientifica e scambio dei metodi e dei risultati. In sostanza, essi dovrebbero costituire momento dialogico e topico in cui riuscire, ad un tempo, a focalizzare il punto della situazione e a stimolare la ricerca fino agli appuntamenti successivi.
Un convegno tecnico, più specificatamente nel settore zootecnico, rappresenta, o meglio dovrebbe rappresentare, un punto di incontro tra la Società posta a tutela della razza, coloro che appartengono alla filiera produttiva, i semplici appassionati, i ricercatori e i rappresentanti dell’interesse pubblico a che sia garantita la tutela delle razze, ossia i giudici. Parliamo quindi di categorie che, pur essendo portatrici di esigenze e valori a volte anche potenzialmente diversi, dovrebbero certamente essere titolari di un interesse comune, ossia la salvaguardia della razza da tutti i punti di vista possibili.
Ho ascoltato con vivo interesse gli interessanti interventi del dott. Guido Vandoni sulla ”Interpretazione corretta dello standard: il tipo” e del dott. Giovanni Morsiani sulla “Importanza delle misurazioni biometriche nella determinazione e verifica degli standard” ma, francamente, non sono convinto della validità apportata da quella giornata a favore della salvaguardia cui facevo riferimento. Piuttosto, l’ammissione pronunciata dal dott. Vandoni, sull’impiego del boxer nell’attività di allevamento selettivo del Cane Corso e la precisazione, da nessuno contestata, del dott. Danilo Giorgio, che la razza non è stata recuperata quanto piuttosto ricostruita, mi hanno fatto intendere che gran parte di quel concetto di salvaguardia da me ancorato precipuamente alla salute, alla funzionalità della razza e alla sua integrità, si era già perso in larga parte e da un pezzo.
Ho sempre considerato il Cane Corso, ancor prima che una razza, una tradizione, un pezzo di storia, un elemento di definizione dei diversi contesti socio-economici nel corso dei diversi secoli e che proprio questa sua pesante eredità fosse la caratteristica che più di qualunque altra, lo contraddistingueva dalle altre razze canine. Probabilmente sono un sognatore, oltre che un semplice appassionato, ma ritengo che la tutela dell’integrità di una razza ab antiquo esistente sulla nostra penisola, sia appannaggio indefettibile di una discussione che vuole essere pregnante di validità intellettuale.
Quando poi, il dott. Danilo Giorgio provocatoriamente è intervenuto nella discussione, mostrando due foto di cani conosciuti, ossia Basir ed un importante campione mondiale attuale, precisando che il primo rappresenta ancora oggi il corretto obiettivo di una adeguata attività selettiva e che il secondo si allontana invece da una giusta rappresentazione della razza, ho percepito una chiara sensazione di sconfitta.
Ricerco la parole pronunciate dal prof. Casolino in occasione del primo Convegno Nazionale sulla razza tenutosi a Civitella Alfedena e leggo: “Il Cane Corso non è una invenzione, né un progetto di invenzione. C’era prima di me, prima di quelli che mi hanno preceduto e prima ancora.” E ancora: “Ebbene, se un terzo molossoide è presente nelle zone del nostro Meridione, si definisca, si collochi nella sua giusta nicchia, e se ne richieda la sua omologazione”. A quanto pare qualche invenzione c’è stata e le parole profetiche di una terza razza si sono avverate e non solo nel Mezzogiorno d’Italia.
Alla seconda giornata del convegno, ho preferito non partecipare.
Ringraziando per l’eventuale pubblicazione sul sito, saluto cordialmente tutti i lettori.
Dott. Marco Della Ratta (Ravenna)
P.S.: nella giornata del 19 febbraio 2005ho apposto la mia firma di presenza al Convegno |