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il Cane di Fonni : un patrimonio di Storia e di Tradizione ______
Associazione per la valorizzazione e IL riconoscimento del “Cane di Fonni”
L’ “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni” si è costituita nell’anno 2000 grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani appassionati del mastino fonnese. L’Associazione ha come scopo principale la tutela ed il riconoscimento ufficiale della razza da parte dell’ENCI, al quale si aggiungono altri obiettivi complementari come la promozione di iniziative culturali, al fine di far conoscere la storia, le caratteristiche e il valore - anche culturale - di questo cane. Nel corso di questi anni, i membri dell’associazione si sono adoperati per raccogliere e catalogare tutto il materiale bibliografico esistente sul Cane di Fonni e per organizzare - con cadenza annuale - i raduni tecnici che hanno visto la partecipazione dei giudici dell’ENCI, di esperti cinofili, di studiosi e di ricercatori universitari che hanno effettuato un primo censimento degli esemplari esistenti molti dei quali sono stati giudicati, dagli stessi rappresentanti dell’ENCI, omogenei. L’attività dell’Associazione ha riguardato, inoltre, la pubblicazione di diversi articoli su riviste specializzate e la realizzazione di un documentario dal titolo “Anes de ‘Onne “ ricco di testimonianze e di aneddoti sul Cane di Fonni raccolti attraverso le interviste agli anziani del paese. Per accrescere l’interesse sul Cane Fonnese e, nello stesso tempo, per approfondire la ricerca sullo stesso, sono stati organizzati dei convegni storico-scientifici che hanno costituito l’occasione, per gli studiosi universitari di presentare i propri lavori di ricerca, e per gli allevatori di esporre, in un proficuo confronto, le problematiche di questa razza. Quest’anno, l’ “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Fonni, intende organizzare una giornata di studio finalizzata all’approfondimento delle caratteristiche genetiche del cane di Fonni con il convegno tecnico-scientifico dal titolo: Genetica e selezione del Cane di Fonni – contributi per la definizione dello standard – che si terrà Fonni domenica 10 dicembre 2006 presso la sala convegni dell’Hotel Cualbu (Viale del Lavoro), e che vedrà la partecipazione di professori universitari, di esperti cinofili e di appassionati di questo cane. Il convegno, inserito tra gli appuntamenti della manifestazione “Cortes Apertas” in programma nei giorni 8-9-10 dicembre 2006, si prefigge di dare un contributo importante per giungere alla definizione dello standard di razza e per avviare, conseguentemente, il processo di selezione.
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IL CANE DI FONNI – ALCUNI Cenni storici
Il Cane di Fonni è una popolazione canina che, anche se non ha avuto ancora il riconoscimento ufficiale da parte dell’ENCI, presenta tutte le caratteristiche di una vera e propria razza. L’origine del Cane di Fonni è avvolta in un alone di mistero; per la teoria classica risale all’epoca romana quando il console Marco Pomponio Mattone utilizzò nel 231 a.C. dei cani addestrati per stanare i sardi pelliti dell’interno, come riportato dallo storico Zonara (VIII, 19 P.I. 401). Parrebbe che proprio dall'incrocio di questi cani da guerra romani con gli autoctoni cani locali discenda il Cane fonnese. Recenti studi tendono invece a dimostrare che fosse già presente nel periodo nuragico. Tesi avvalorata dal ritrovamento di alcuni reperti ossei risalenti a quel periodo che hanno notevoli affinità con la struttura ossea del cane attuale Nel corso dei secoli i pastori di Fonni sfruttarono al meglio le straordinarie caratteristiche di questo cane e lo allevarono selezionandolo in base alle esigenze dettate dalla dura vita dell’ovile. Questi cani venivano utilizzati per la guardia e generalmente venivano tenuti legati con una catena nei pressi dell’ovile magari sotto una roverella con il fusto cavo dove vi poteva essere ricavata una cuccia; per questo motivo venivano e vengono tuttora chiamati “ànes de accappiu” che nella parlata dialettale fonnese significa “cani da catena”. Attualmente tutti i cani di razza fonnese discendono da due linee di sangue: "sos de Addai” e "sos de Cussuggia", ed è grazie a loro che in un certo periodo storico si è potuta evitare l’estinzione che li stava minacciando seriamente. Diversi sono i testi in letteratura dove si parla del cane di Fonni: Francesco Cetti ne parla nel volume Quadrupedi di Sardegna risalente al 1774 dove vengono messe in risalto le doti ed il profondo legame che il cane aveva instaurato con la popolazione del luogo. Altre diverse testimonianze sono quelle di R. Carta Raspi nel volume Pastori e banditi, del Bresciani in Costumi dell’isola di Sardegna del 1861, di Baldassarre Luciano in Cenni sulla Sardegna del 1841, del Generale Alberto Ferrero di Lamarmora in Itinerario dell’isola di Sardegna, del Casalis nel suo Dizionario storico statistico, di Francesco Corona (1896), di Grazia Deledda nei romanzi Cenere e Canne al vento, di Sebastiano Satta nella poesia Cani da Battaglia, di Antioco Casula (Montanaru) nella poesia Ninna nanna de Antoni’Istene e per finire di Gabriele D’Annunzio nella poesia Libro quarto delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Come si evince, dalle poche note indicate sopra, la storia di questo cane rappresenta un vero e proprio patrimonio, non solo animale, ma anche e soprattutto culturale, “un unicum” in tutta l’isola, che appartiene non solo ai fonnesi, ma a tutte le genti della Sardegna e che per questo occorre difendere, promuovere e divulgare.
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Nell’esprimere: - all’ “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni” : il più vivo apprezzamento per il lavoro già svolto; - alle Autorità Comunali di Fonni: la gratitudine per l’impegno preso nel voler ridare giusta dignità a un sì pregevole patrimonio zootecnico, testimone di storia e di tradizioni della fiera Gente di Sardegna, il Contado del Molise porge a tutti i partecipanti al Convegno i più fervidi auguri di un proficuo lavoro nella certezza che, anche perché memori di quanto di negativo è stato poi fatto per alcune altre razze italiane, essi porranno le proprie professionalità e le proprie indiscusse capacità ad esclusivo e totale servizio del solo “Cane di Fonni”, tenendo l’occhio vigile a eventuali diversi interessi. Ora e sempre!
---------------- Per altre informazioni sui “Cani di Sardegna”: http://www.ilcontadodelmolise.com/cani_di_sardegna.htm
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L’UNIONE SARDA Lunedì, 11 dicembre 2006
Esperti unanimi sulla valorizzazione: «Patrimonio genetico e storico da salvaguardare» Ora Fonni fa la guardia ai suoi cani Verso il riconoscimento della razza per il mastino degli ovili L’esperienza del riconoscimento del Cane Corso: “Dobbiamo valutare non la bellezza estetica ma la funzionalità dell’esemplare” di Salvatora Mulas
Un ulteriore passo per il riconoscimento della razza del cane dei pastori è stato compiuto ieri a Fonni. Il grande passo per rompere il passa parola di chi si rivolge agli amici degli amici per avere un cucciolo è vicino, soprattutto se si guarda all'esperienza della valorizzazione della razza corsa. Nella cornice delle “Cortes Apertas” che ha richiamato da venerdì migliaia di visitatori, in un convegno organizzato dalla “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, si è parlato di genetica e di risultati già acquisiti dalle ricerche sul Cane Fonnese con i contributi di Marco Zedda e di Nicolò Pietro Paolo Macciotta dell'Università di Sassari. Il dibattito si è arricchito con gli interventi del presidente del consiglio cinofilo regionale dell'Enci Elio Grassi, di Marco Pellecchia dell'Università Sacro Cuore di Piacenza e di Flavio Bruno del Centro per la Selezione Funzionale del Cane Corso Tradizionale "Il Contado del Molise". Proprio il dottor Bruno ha portato come esempio l'esperienza che ha condotto al riconoscimento del Cane Corso, ha richiamato e sviluppato il principio dei grandi maestri della cinofilia secondo cui la bellezza del cane è da ricercare nella sua funzionalità e non nell'estetica, ed ha evidenziato che ogni valutazione non può prescindere dall'evoluzione nel tempo del rapporto uomo-animale. Il mastino fonnese, in quest'ottica, costituisce un autentico patrimonio: cani da battaglia, introdotti secondo la storiografia tradizionale dal console romano Marco Pomponio Matone nel 231 a. C. per stanare i sardi pelliti ribelli; protagonisti dell'eterna guerra dei pascoli tra Fonni e Villagrande; impiegati nella Campagna di Libia del 1912 per stanare i ribelli locali; diventati poi guardiani fedeli delle greggi e, infine, apprezzati e ricercati dagli appassionati. «Oltre che il suo valore scientifico, il Cane Fonnese - ha detto Peppino Mureddu - deve veder riconosciuto il ruolo che ha avuto nella storia. Bisogna avviare uno studio sul legame tra il cane e il pastoralismo, non solo in Sardegna, ma in tutto il bacino del Mediterraneo, ricercando alleanze con scienziati e appassionati». «È auspicabile - ha affermato Raffaele Maloccu, presidente dell'associazione per il riconoscimento e la valorizzazione del cane - che il processo di riconoscimento avvenga in un'ottica rivolta anche al substrato di storia che lo rende unico insieme al ruolo che il mastino ha rivestito nella vita delle popolazioni di questi territori. La valorizzazione può avere anche utili risvolti per la nostra terra: attorno al Cane Fonnese può svilupparsi una nuova forma di turismo legata alla cinofilia. Per fare questo intendiamo naturalmente avviare un dialogo allargato alla Regione, all'università e al Contado del Molise, mirando a cogliere anche i finanziamenti europei degli Interreg». Salvatora Mulas
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Come annunciato, per cortese concessione della “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni “, pubblichiamo alcune testimonianze di “antichi utilizzatori” di questo cane, utili - specie alla gente del Continente - a capirne l’impiego, il carattere e il rapporto uomo-cane di un tempo passato. Riporteremo integralmente “il loro parlato”, che è stato tradotto dalla lingua madre sarda con cui si sono espressi. Abbiamo aggiunto solo … la punteggiatura in coerenza con il “senso” che abbiamo recepito. Sono “storie semplici” raccontate da gente granitica - forgiata da una terra scabra e avara - orgogliosamente fiera di tradizioni millenarie mai dimenticate e che in molte zone sono ancora vive come spontanea espressione di un’identità culturale che si vuol far convivere con la modernità. Invitiamo il cinofilo alla ricerca di aridi, seppure interessanti, “valori cinometrici” o di una descrizione morfologica compiuta del cane, ad attendere: un cane da lavoro “è fatto così” perché “è così che la sua funzione e la sua storia lo hanno plasmato”; pertanto riteniamo essenziale parlare del Cane di Fonni non partendo dal risultato finale! Il Contado del Molise
AVVERTENZA : quanto segue non può essere copiato, riprodotto e diffuso (neanche citandone la fonte) senza espressa autorizzazione della “Associazione per la valorizzazione e il riconoscimento del Cane di Fonni “ che ne ha la paternità.
Per saperne di più su Fonni : http://prohu.altervista.org/
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Testimonianza di: Tiu1 Franciscu Orgolessu (Sign. Francesco Coccolone)
Sono stato alle dipendenze degli Arressorgia e dei Taccone che erano amici di mio padre e che già negli anni ’35-’40 possedevano dei cani. Io e mio fratello guardavamo le vacche e le capre; c’erano cani ai quali non era possibile avvicinarsi. Quelli erano cani addestrati ed attenti! …. oggi quasi non riconoscono il padrone. Ricordo di aver conosciuto i cani di Giuseppe Seddone; il padrone dei Coinu ne aveva uno grosso chiamato “Piccinu”; aveva il pelo “sorgolinu2” scuro ed ispido; non erano cani da caccia e non facevano avvicinare nessuno a meno che non si usasse un cappio o li si ammazzasse. Io non ho mai sentito di stragi di greggi; se lo hanno fatto non erano addestrati. I cani antichi erano dieci volte più dotati di quelli di oggi e venivano sempre addestrati. Se un cane puntava una persona che invece doveva rispettare, veniva richiamato. Un estraneo per potersi avvicinare al nostro ovile doveva chiamare da lontano e chiederci di legare i cani. Se un cane estraneo si avvicinava all’ovile veniva ammazzato. Oggi non azzannano né gli altri cani e né gli estranei, anzi, si nascondono! La maggior parte erano i “sorgolinos”, tipo spinone grigio chiaro o scuro ed erano molto resistenti al freddo. Ricordo che nel ’53 nell’ovile in agro Dualchi avevo tre cani, due femmine ed un maschio. Venivano slegati solo la notte ma se all’alba erano ancora liberi io e mio fratello bisticciavamo perché non erano stati legati. A quel tempo i migliori erano posseduti dai Muiccios ed erano cani superiori anche a quelli dei Cossuggia; erano più piccoli ma più “velenosi”: non si poteva desiderare di meglio. Anche i Bottaru e i Corredda avevano cani buoni, probabilmente dello stesso sangue dei Biccone e degli Addai. Quasi tutti avevano buoni cani come la famiglia dei Manias e Pietro Areste; anche i Biccone, gli Addai e i Muiccios possedevano bestie superbe. Anche Michele Coinu e tiu Giuseppe Seddone avevano buoni cani da catena così come tiu Antonio Emmina. Mio fratello lavorava presso l’azienda dei Testori e di Giuseppe Potore, mentre io lavoravo presso Salvatore Potore. Era l’autunno del 1961 e sento la mia cagna abbaiare; la trovo che scava con le unghie presso un albero cavo: <forse è la tana di una volpe!>. Io e mio fratello con una scure sradichiamo l’albero e a quel punto la cagna entra nella tana. Sentiamo i due animali lottare finché la cagna esce a marcia indietro: aveva azzannato la volpe che era quasi morta. Ho dovuto seguire la cagna su delle grosse pietre e solo dopo due bastonate la cagna ha mollato la presa. Quella è stata l’ultima cagna che ho avuto.
Note: [1] : Tiu = Zio ; ancor oggi la gente del Sud usa il termine non solo in senso parentale ma anche come titolo rispettosamente familiare riferito a persone anziane e degne (un tempo si dava “Tiu” anche al “prete”). [2] : Sorgolinu = dal manto simile, per tessitura, a quello della iena.
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Testimonianza di: Tiu Giuvanni Velari (Sign. Giovanni Velari)
Da quando avevo 6 anni ricordo di aver conosciuto questi cani. Ricordo quello di Giuseppe Seddone, quello di Michele Coinu, quello di Traccatzu chiamato “Gillette”; cani capaci di disarcionare un uomo a cavallo. I cani erano adibiti alla custodia delle attrezzature dell’ovile, che venivano appese ad un albero al quale veniva legato un cane. Per rubare l’attrezzatura bisognava uccidere il cane. Ricordo che nel 1945 Cuccianu Maggios aveva due cani, madre e figlio; quest’ultimo, già grande, si chiamava Pedes de Lana. Mi capitò di sparare contro l’albero a cui era legato Pedes de Lana: il cane non si mosse per niente. Era del ceppo dei cani di Biaceddu, era molto cattivo. Conosciuto hai Tia Peppedda Giostru; l’origine dei cani fonnesi è partita dai cani di questa famiglia Agistru; infatti il cane che Cossuggia regalò a Don Luigi si chiamava Astru, diminutivo di Agistru. Io avevo una cagna sorgolina che quando era libera era docile, ma quando la mettevo alla catena diventava una belva anche contro di me, pur riconoscendomi. Questa invece era una cagna che ho avuto (mostra la foto: N.d.R.), sorgolina scura figlia di un’altra cagna rossa e di un cane di Mendolinu. Un figlio di quella cagna l’ho donato ai Caicco, fu addestrato alla lotta con altri cani e vinceva sempre. Un anno ero pastore presso i Giorro; secondo Franchisciu il cane non era adatto a catturare la volpe ma si sbagliava. I cani venivano appresso a me ed andavamo a caccia di volpi. Una domenica una volpe fu catturata da un cane e sbranata: Tiu Giorro mi picchiò perché il cane aveva rovinato la pelle rendendola inservibile.
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Testimonianza di: Solianu (Sign. Michele Cianciotto)
Fin da piccolo ho sempre avuto dei cani; me li hanno regalati quando ero servo pastore e da allora li ho sempre avuti. A Fonni è nata un’associazione per la tutela della razza ed io cerco di collaborare per farla andare avanti. Da quando allevo cani ho sempre cercato di mantenere una certa purezza. Il collare “sa otturada” è fatto con una striscia di cuoio; ci viene fissato un gancio girevole per evitare l’usura; la regolazione avviene tramite un legaccio che scorre attraverso dei fori. Oggi c’è molto interesse per l’allevamento dei cani anche fra i più giovani. Alla mostra c’erano bambini con cani più forti di loro. Continuando così nel giro di pochi anni si può recuperare la razza antica. Prima, i cani erano precisi come orologi: ubbidivano al pastore, sorvegliavano le pecore e non facevano avvicinare nessuno; comunque, anche oggi ci piace tenerli nell’ovile, avvertono la presenza degli estranei e non temono il freddo.
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Testimonianza di: Tiu Giovanni Tronedda (Sign. Giovanni Tolu)
Tiu Giovanni Addai racconta che un giorno con Michele Biccone rubò una femmina da una cucciolata e la portarono nel loro ovile di Baritta. Al primo calore riportarono la cagna da Biacceddu; partorì 4 o 5 cuccioli e allora si dice che la stirpe dei cani degli Addai in realtà sono tutti cani di Biacceddu. Gli anziani di allora dicevano che un ovile con molti cani sembrava l’ovile di Biacceddu. Giovanni Addai raccontava che questa cagna all’età di un anno e mezzo riuscì a strappare il fucile dalle spalle di un pericoloso latitante, un certo Pintore di Bitti, che spesso, per fame o per vizio, faceva razzie di bestiame.
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Testimonianza di: Tiu Boeleddu Vraccone (Sign. Raffaele Falconi)
Avevo 7 o 8 anni quando con mio zio andai al podere dove c’era un cane sempre legato ad un albero; accanto al cane c’erano sempre una corda e un sacco ma un giorno erano scomparsi. Come mai li avevano rubati? Quel cane non faceva avvicinare mai nessuno! Allora abbiamo guardato meglio e abbiamo trovato delle impronte di piedi scalzi. C’è venuto subito il dubbio che l’avesse rubati un pazzo (più che a “un pazzo”, il riferimento è al cosiddetto “matto” del paese”, persona dominata da impulsi irrazionali e incontrollati e da manie tali da suscitare più spesso ilarità o compatimento piuttosto che avversione. N.d.R.) : era stato proprio lui e il cane non gli aveva fatto nulla. Quasi tutti avevano buoni cani, ai miei tempi i più famosi erano quelli di Biacceddu: erano sorgolinos ma ora di quei cani di vero mastino fonnese non ne ho più visti. Ora sono tutti incrociati, prima erano più “eleganti”, più slanciati e con il pelo più corto; non erano di taglia grossa però sembravano migliori di quelli di adesso. I pastori li usavano per la guardia ma anche per accudire le pecore. Se capitava che qualche pecora rimanesse impigliata nei rovi il cane restava con lei e non l’abbandonava fino a quando non veniva il pastore. I cani di oggi, se li lasci fare, la pecora se la mangia. Una volta rientravamo da Tertenia con tiu Franciscu Orgolessu. Ci fermammo a Gairo e qui rinchiudemmo il gregge per mungerlo. Davanti al cancello si era sdraiato il cane; nel mentre un signore si era fermato a guardare, il cane si avventò contro facendolo cadere e strappandogli i pantaloni: abbiamo dovuto pagare 1500 lire nel 1948 (all’incirca 35€ odierni; N.d.R.), avevamo paura che quel signore ci denunciasse e facesse visitare il cane per paura della rabbia, ma con 1500 lire si è risolto tutto. Una volta ero nell’ovile da solo; uscii da “su barraccu” e vidi un uomo che veniva giù verso di me; indossava una mantellina tipo militare. A quel tempo chi la indossava era considerato un delinquente, un uomo pericoloso. Andai verso il luogo dove era passato quell’uomo e nonostante piovesse la cagna fiutò subito le tracce, lo trovò, cominciò ad abbaiare ma la richiamai e feci andar via l’uomo. Quei cani, con il gregge valevano più di una persona; non ne ho visti più di cani così, ve lo avrà detto pure Orgolessu: gli mancava la parola, erano valorosi e quando nevicava andavano a caccia delle lepri che scovavano e segnalavano. A noi non rimaneva che prenderle: erano “cani di lusso”.
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…… Continua ……
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