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Attenzione a queste
piante
In altri scritti
sulla “Prevenzione e cura” abbiamo parlato dell’effetto salutare di
determinate piante nella cura di alcuni disturbi del cane.
Ad alcune piante,
però, bisogna prestare particolare attenzione perché molto nocive a
causa delle tossine elaborate e presenti in alcune loro parti, come
foglie e semi. In particolare, molte di esse (di cui nel seguito
citiamo le più comuni) elaborano, come naturale difesa dagli animali
erbivori, sostanze che hanno differenti formulazioni chimiche.
Alcune agiscono sul sistema gastroenterico - come ad esempio quelle
prodotte dalle foglie dell’edera, che provocano eccessiva
salivazione, vomito, diarrea e dolori colici - mentre altre
agiscono sull’apparato cardiocircolatorio, come avviene nel caso di
ingestione delle foglie di oleandro, e provocano molteplici
scompensi.
Gli aghi e i semi
delle tassacee (a cui appartiene, appunto, la pianta del tasso)
contengono un forte alcaloide che ha effetti sul sistema nervoso
centrale. L’ingestione provoca diffusi tremori, difficoltà
respiratorie, mancata coordinazione motoria ed a volte anche il
decesso improvviso (è per questo che gli antichi lo chiamavano
“albero della morte”).
Cani che
trascorrono lunghe ore nei campi dove c’è abbondante presenza di
ortica, potrebbero essere soggetti anche ad avvelenamento; per
scatenare una reazione generale è comunque necessario un prolungato
contatto con l’ortica i cui i peli urticanti secernono la tossina.
Attenzione
particolare, invece, va posta verso l’oleandro e la “Stella di
Natale”: bastano pochi morsi per scatenare una patologia conclamata.
La Stella di Natale contiene un lattice che può causare danni a
tutto l’apparato digerente e può avere effetti tossici anche sul
cuore.
Nel periodo estivo
maturano le spighe delle graminacee e l’incontro con questi
“forasacchi” può rappresentare il momento d’innesco di una tipica
patologia estiva. Queste spighe hanno una struttura tale da far sì
che, una volta a contatto con il pelo, difficilmente se ne
distaccano tendendo, anzi, ad infilarsi ed a proseguire il loro
tragitto all’interno del corpo. Frequentemente si riscontrano
all’interno del condotto uditivo (difficilmente visibili in cani con
un padiglione auricolare lungo e ricco di pelo) dove determinano una
forte irritazione ed un dolore molto intenso che porta l’animale a
ruotare la testa dal lato dell’orecchio dolente e a scuotere il capo
nel tentativo di eliminare il corpo estraneo.
Le spighe possono
anche localizzarsi nell’occhio, restando incastrate dietro la
palpebra; l’occhio apparirà improvvisamente gonfio, arrossato e
lacrimante e l’animale tenterà di eliminare l’irritazione sfregando
gli occhi e la testa contro ogni tipo di oggetto.
Anche gli spazi
interdigitali rappresentano una via d’ingresso per queste fastidiose
graminacee che si incuneano fra le dita, penetrano in profondità
nella cute e proseguono lungo gli arti creando tragitti fistolosi.
L’unica terapia consiste nella rimozione delle spighe.
Nel caso vi sia un
tragitto fistoloso, occorre intervenire chirurgicamente.
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