Ancylostomiasi

 

Si tratta di una patologia sostenuta da “Ancylostoma caninum”, un piccolo parassita dai 10 ai 18 mm di lunghezza che predilige i climi caldi e umidi e i tappeti erbosi, e le cui larve si sviluppano fra i 15° e i 35° C. L’infestazione avviene per via oro-fecale mediante l’ingestione di alimenti contaminati oppure per penetrazione cutanea specie attraverso le zampe e la cute dell’addome e del torace. Le larve, dotate di un particolare apparato buccale “ad uncino”, infestano l’ospite e, dopo migrazioni (larva migrans cutanea) e mutazioni (che differiscono a seconda della via di entrata) si localizzano a livello intestinale dove raggiungono lo stadio di “adulti”. Una volta nell’organismo possono rimanere silenti anche per parecchi mesi. Nei cuccioli, l’infestazione può avvenire anche durante l’allattamento poiché sia il colostro che il latte materno possono veicolare larve infestanti. Ciò è dovuto al fatto che, nelle cagne gravide, eventuali larve silenti localizzate in vari tessuti ed organi si attivano e migrano a livello della ghiandola mammaria.

La sintomatologia è la conseguenza sia di un’azione diretta che il parassita ha nei confronti dell’ospite (l’ancylostoma è un ematofago e quindi sottrae sangue a scopo nutritivo) che indiretta (sanguinamento delle ulcerazioni prodotte dai morsi). Si è calcolato che un solo parassita in 24 ore può far perdere all’ospite anche 0,3 ml di sangue. Nella maggioranza dei casi, pertanto, si verificherà una forma più o meno grave di anemia (in base al numero di parassiti presenti), abbattimento, dimagrimento, emaciazione, anoressia, malassorbimento, edemi agli arti, rinorragia, diarrea sanguinolenta; può inoltre verificarsi anche una dermatite a volte complicata da infezioni batteriche opportuniste. La diagnosi si basa sul ritrovamento delle caratteristiche uova di Ancylostoma caninum nelle feci dell’animale.

La malattia colpisce in prevalenza i cani che vivono all’aperto (nei cani da caccia, ad esempio, un basso rendimento è molte volte dovuto all’Angylostoma) e i cuccioli (con effetti anche mortali) oppure i soggetti con meno di un anno di età.

Prevenzione e trattamento, pertanto, si basano sull’adozione sia di adeguate misure igienico-sanitarie e sia su un piano di profilassi (sotto stretto controllo veterinario) volto ad evitare, attraverso il controllo ed il trattamento delle cagne prima dell’accoppiamento, le infestazioni nei cuccioli.

 

 

 

 

 

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